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Cronaca

L'ospedale Meyer accoglie tre bambini palestinesi feriti dalle bombe

Tre piccoli fortunati rimasti in vita nonostante le bombe cadute sulle loro case

Il Meyer ha aperto le sue porte a tre bambini palestinesi feriti dalle bombe e provenienti dalla Striscia di Gaza.

Si tratta, come si fa sapere dallo stesso ospedale pediatrico di Firenze, di un fratellino e una sorellina rispettivamente di 12 e 15 anni, accompagnati dalla mamma, e di un bambino di 10 accompagnato dal babbo. Tutti e tre riportano "gli esiti di patologie di tipo traumatico legate ad esplosioni di bombe che hanno colpito le loro abitazioni".

Il fratellino di 12 anni riporta gli esiti di una frattura all'omero destro, in fase di guarigione, la sorellina di 15 anni ha subito un trauma cranico. Più complessa la situazione del bambino di 10 anni accompagnato dal padre: è seguito dagli ortopedici del Meyer "per gli esiti di una infezione su una frattura al femore destro, operata quando era a Gaza". Probabilmente dovrà essere operato di nuovo, al Meyer.

Per tutti loro è stato attivato il servizio di mediazione culturale e di assistenza sociale, oltre al supporto psicologico e grazie al sostegno della Fondazione Meyer sono stati da subito messi a disposizione anche gli alloggi".

I piccoli, insieme ai loro familiari, sono arrivati questa notte intorno alle 2 del mattino di martedì 30 gennaio, dopo essere atterrati a Pisa.

Ad accoglierli c'erano il presidente della Toscana, Eugenio Giani, e il direttore generale dell’AOU Meyer Ircss, Paolo Morello.

"Anche la Fondazione Meyer - si legge in una nota stampa - è in prima linea per assicurare tutto il sostegno necessario, in particolare sul potenziamento dei servizi di mediazione culturale e dell’accoglienza degli accompagnatori dei piccoli".

Questi tre bambini sono i più fortunati di migliaia di bambini palestinesi morti nella Striscia di Gaza negli ultimi tre mesi - dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre scorso - sotto le bombe di Israele. Oltre alle migliaia di feriti: chi senza braccia, chi senza gambe, chi senza occhi.

E forti polemiche negli ultimi mesi hanno riguardato proprio la Fondazione Meyer, perché presieduta dal console onorario di Israele, Marco Carrai.

Proprio ieri c'è stata al Meyer la 'protesta degli ombrelli', con molti dipendenti del pediatrico che hanno restituito gli ombrelli ricevuti in dono proprio dalla struttura, assieme alla consegna di 10mila firme raccolte per chiedere le dimissioni di Carrai.

Quest'ultimo, al pari della moglie Francesca Campani Comparini, hanno più volte replicato alle proteste delle associazioni filopalestinesi parlando di antisemitismo. "L'antisemitismo non c'entra nulla - hanno però replicato in una lettera le associazioni tirate in ballo -. Qui si tratta di denunciare i crimini perpetrati da Israele".

La replica a Carrai: "Ignobile è quanto fa Israele, l'antisemitismo non c'entra"

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