Mense scolastiche, il tribunale di Firenze dà ragione alla Cgil

La Cgil da anni stanno conducendo per dare giustizia ai lavoratori delle mense scolastiche che durante la chiusura delle scuole non vedono riconosciuti interamente i loro contributi previdenziali

Una sentenza storica per i lavoratori delle mense scolastiche e per Filcams Cgil di Firenze, Cgil di Firenze e patronato Inca Cgil che da alcuni anni stanno conducendo una battaglia prima politico-sindacale, e successivamente anche con azioni legali, "per dare giustizia alle lavoratrici delle mense scolastiche che durante la sospensione lavorativa, con la chiusura delle scuole, non vedono riconosciuti interamente i loro contributi previdenziali". I lavoratori in questione "hanno contratti part time cosiddetti “ciclici” cioè con poche ore per alcuni mesi dell'anno, con stipendi molto bassi e che svolgono un lavoro importantissimo, cioè quello di dare da mangiare ai nostri figli nelle scuole".

"Di fronte ad una grave ingiustizia, come Filcams Cgil Firenze, Cgil di Firenze e patronato Inca abbiamo monitorato la condizione di più di mille lavoratrici fiorentine - scrivono i sindacati in una nota - e abbiamo deciso di intentare una causa contro l’Inps presso il Tribunale di Firenze per dare a queste lavoratrici il loro diritto di vedersi riconosciuti i contributi previdenziali per tutto l'anno. La nostra convinzione era giusta e adesso il Tribunale ha dato ragione a queste lavoratrici. Il Tribunale di Firenze qualche giorno fa ha infatti riconosciuto la 'prevalenza' del diritto comunitario accertando la discriminazione posta in essere dall’ente previdenziale convenuto a riconoscere alle dipendenti part time i contributi per 52 settimane. Abbiamo così creato un diritto contestando la modalità di attribuzione dei contributi a parità di versamento".

Il sindacato è soddisfattto del risultato e si chiedono "perché il Governo ed il Parlamento non intervengono con un atto legislativo che sani questa contraddizione e questa ingiustizia dando le corrette prescrizioni all'Inps, quando, tra l’altro la Corte di giustizia europea ha sanzionato l’Italia in materia?". Loro continueranno a fare cause legali intorno a questo tema "se il Governo e il Parlamento non saneranno questa incongruenza. Il problema diventa anche e soprattutto politico ed è in capo alla responsabilità del Governo ed anche alla Direzione Nazionale dell'Inps perché a noi non piace che l'ente, Istituto di previdenza dei lavoratori e delle lavoratrici, debba pagare onerose spese legali quando si tratta di un diritto legittimo che non viene riconosciuto. Per questo nei prossimi giorni scriveremo al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, una lettera aperta per rappresentare questa vicenda che ha dell’incredibile politicamente e che deve essere risolta in un momento in cui il Paese, tra l’altro, vive una situazione drammatica e straordinaria per gli effetti della pandemia".

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