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Migliaia di mascherine e farmaci anti-coronavirus nascosti in un magazzino

Farmaci e sistemi di protezione individuale erano stati inviati dalla Cina nell'ambito di un progetto di solidarietà

 

Sarebbero dovuti servire per aiutare la popolazione italiana durante l’emergenza Coronavirus. Invece, centinaia di medicinali arrivati dalla Cina erano nascosti nei magazzini di una società piemontese. È quanto ha scoperto la guardia di finanza al termine di un’operazione che ha portato alla denuncia di due persone e al sequestro di migliaia tra mascherine e medicinali.

La base è stata localizzata a Torino, dove aveva sede la società per azioni amministrata da un cittadino cinese di 55 anni. La sua società si ramificava su buona parte del territorio nazionale grazie anche a quattro unità locali: Novi Ligure (AL), Cessalto (TV), Rozzano (MI) e Rignano sull’Arno (FI).

Due gli imprenditori cinesi denunciati. I due, in concorso tra loro, avrebbero introdotto illecitamente in Italia container di mascherine protettive (tipo FFP2 e/o chirurgiche) approfittando della situazione emergenziale connessa alla diffusione dell’epidemia da COVID 19. Ed è proprio nei magazzini della società di Novi Ligure, nell’Alessandrino, che i finanzieri hanno scoperto come dietro una rivendita di capi d’abbigliamento di lusso si celasse un deposito, all’interno del quale erano state occultate mascherine importate illegalmente. Qua, oltre a 130.000 mascherine, sono state rinvenute una quarantina di carte di credito.

Inoltre, sempre presso la società alessandrina, gestita da un trentaduenne residente a Novi Ligure, sono state recuperate centinaia di confezioni di medicinali utili al contrasto della diffusione epidemiologica; farmaci destinati alla popolazione italiana nell’ambito del progetto “Anti-epidemic supplies from Zhejiang to Italy”.

L'imprenditore 55enne ha fatto perdere le proprie tracce rifugiandosi in Cina e così i finanzieri non hanno potuto accertare le cause per le quali il materiale si trovasse nascosto nel magazzino dei contrabbandieri anziché essere a disposizione dei servizi assistenziali italiani. 

Il giro d’affari illegale appurato dagli investigatori ammonta a oltre cinque milioni di euro.  

 

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