Cronaca

Lutto nel mondo della cultura: è morto il poeta Mario Graziano Parri

Si spegne a 85 anni una delle voci più significative e appartate della poesia italiana contemporanea. Ha diretto per oltre 20 anni la rivista letteraria fiorentina "Caffè Michelangelo" ed è stato a lungo giurato del Viareggio-Repaci

E' morto all'età di 85 anni, a seguito di complicanze dovute a un'emorragia celebrale che lo aveva improvvisamente colpito nei giorni scorsi, il poeta, narratore e saggista Mario Graziano Parri.

Nato a Bologna da padre toscano e da madre veneta, Parri ha vissuto a lungo in Maremma e a Firenze, dove ha diretto per oltre 20 anni la prestigiosa rivista letteraria “Caffè Michelangelo”. Autore di nove sillogi poetiche con cui ha vinto diversi premi nazionali (1981, Dino Campana; 1982, Pisa; 1985, Circe-Sabaudia; 2001, Giuseppe Giusti), sue poesie sono comparse a partire dai primi anni settanta su “Hellas”, “Ecloga”, “Quinta Generazione”, “Cobold”, “Astolfo”, “Capoverso”, “Poesia”, “Soglie”; altre sono presenti in “Poeti della Toscana” (a cura di Alberto Perotta e Franco Manescalchi, Forum, Forlì 1985) e in “Il principio della parola” (a cura di Ettore Bonessio di Terzet e Raffaele Perrotta, Japadre, Roma-L'Aquila 1988).

Con Sbarbaro, Pavese, Pasolini, Giudici, Rossi, Cucchi, Lamarque, D'Elia, Parri è stato inserito nella antologia “Ser el otro. Apuntes sobre la traducción literaria y version de poesías italianas contemporáneas” di Esteban Nicotra della argentina Universidad National de Córdoba (Editorial Brujas, 2007). Una scelta di testi tradotti dal poeta francese Raymond Farina sono comparsi in “Le journal del poètes” (Bruxelles, 82ème année, mars 2013) e poi confluiti nel volume “Vingt neuf poetes italiens contemporains” (Editions Recours au Poème, Paris 2015).

Nel 2008 ha pubblicato con Interlinea (Novara) “Di gloria e di polvere. Poesie 1957-2007”, ampio compendio di cinquant'anni di produzione poetica. Con "Stella di guardia", uscita nel 2001 “dopo un silenzio di oltre un quindicennio, una delle sue opere più significative, Parri trova una felice cifra tra prosastico garbo colloquiale e sobrio decoro stilistico che danno una forte impronta di leggibilità che sempre sottintende significati ulteriori. Notevole anche la sua sensibilità (ben presente, del resto, nella sua opera di narratore) per certi aspetti della realtà in mutamento della nostra epoca” (Maurizio Cucchi, 2006). Di Parri hanno scritto tra gli altri Prezzolini, Ramat, Pampaloni, Luti, Giudici.

Per molti anni giurato del Viareggio-Rèpaci, Parri - a lungo legato sentimentalmente all'ex presidente dello stesso premio, Simona Costa - si è cimentato anche nella pubblicistica, nella saggistica e nella narrativa. Da segnalare almeno il romanzo uscito nel 1990 “Magenta Petrel”, in cui “l'eco di un'accusa femminista contro la teologia tradizionale, come quella della Ranke-Heinemann, è rintracciabile, tra le altre infinite risonanze culturali” (Luigi Baldacci, 1990) e “La cena è alle otto” del 2013, in cui spicca una “prosa lavoratissima. La pagina è quasi sempre scandita da un gran numero di frasi brevi. Una tecnica che, padroneggiata perfettamente, ricorda molto quella dell'enjambement in poesia, perché così come questo frantuma l'unità di verso e pensiero, ne 'La cena è alle otto' al punto spetta il compito di aumentare il tasso di ambiguità della scrittura, moltiplicando i modi in cui ciascuna frase può essere letta” (Gabriele Pedullà, 2014).

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