Lunedì, 15 Luglio 2024
Il report della Dia

Mafie sempre più radicate in Toscana: non solo spaccio ed estorsioni

Nel triangolo Firenze-Prato-Pistoia resiste la criminalità cinese. Oltre 680 verifiche sui progetti legati al Pnrr

Criminalità organizzata, sia italiana che straniera, sempre più radicata in Toscana e non solo nelle attività più “tradizionali”, legate a spaccio ed estorsioni. Sono infatti ben 681 le istruttorie nei primi sei mesi del 2023 sui progetti finanziati con i fondi del Pnrr, ottava regione in Italia dietro Lazio, Lombardia, Campania, Sicilia, Calabria, Piemonte e Puglia. È quanto restituisce, a grandissime linee, la fotografia scattata dalla Direzione investigativa antimafia.

Criminalità italiana

Analizzando la matrice italiana, prevalgono camorra e ‘ndrangheta, meno diffusa la mafia siciliana. Le attività illecite della camorra (si segnala una presenza definita ‘storica’ del clan dei Casalesi) si concentrano prevalentemente nei settori delle estorsioni, commesse in primis danno di soggetti originari della Campania e della Toscana, nella gestione del traffico e smaltimento illecito di rifiuti, nel traffico degli stupefacenti e nel riciclaggio di denaro e al reimpiego in attività immobiliari o imprenditoriali con particolare riferimento al settore turistico-alberghiero.

I clan di ‘ndrangheta sono “operativi” soprattutto nell’ambito delle estorsioni e del traffico di droga, dello smaltimento illecito di rifiuti e delle frodi fiscali. E a questo proposito nella relazione viene citata l’operazione ‘Kirmata’ dei carabinieri di Firenze che ha portato all’arresto di sei persone, di cui una originaria di Isola Capo Rizzuto, provincia di Crotone, per frodi fiscali mediante società attive nell’edilizia operanti prevalentemente nella provincia di Pisa. L’arrestato sembrerebbe aver orientato parte dei propri interessi in Toscana e sarebbe considerato il rappresentante delle famiglie di ‘ndrangheta del paese del Crotonese al di fuori della Calabria.

Criminalità straniera

“Per quanto riguarda i sodalizi stranieri  - si legge nella corposa relazione - le etnie più presenti sul territorio toscano si confermano quelle romene, cinesi e albanesi, oltre a gruppi di magrebini e nigeriani impegnati soprattutto nel traffico e nello spaccio di stupefacenti”.

In particolare, le organizzazioni criminali albanesi manifestano “un’alta pericolosità e una forte incidenza nelle attività illegali” con riferimento in primis al traffico di droga. “Si tratta di consorterie ben strutturate e sorrette da una forte componente solidale, rafforzate spesso al loro interno da legami di parentela”. E il porto di Livorno si conferma un importante hub per portare in Italia la merce.  Le organizzazioni albanesi, che in questo settore hanno una leadership, non disdegnano comunque di stringere alleanze criminali con esponenti dei clan italiani.

Nel report viene poi sottolineata la forte presenza della criminalità di matrice cinese che coinvolge le province di Firenze, Prato e Pistoia, dove ha un ruolo primario in molte attività economiche, specialmente nel distretto del tessile-abbigliamento. “Le forme di illegalità più diffuse continuano a confermarsi la produzione e la commercializzazione di merce contraffatta o non conforme alla normativa comunitaria, con i connessi aspetti di evasione fiscale e contributiva, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e lo sfruttamento della manodopera irregolare, oltre a reati estorsivi e predatori commessi prevalentemente nei confronti di connazionali”.

Fondi Pnrr e appalti

Nella relazione anche un focus legato all’attuazione del pacchetto di investimenti del Pnrr che rappresenta un’occasione potenzialmente ghiotta per la criminalità organizzata.  Sono 681 le verifiche antimafia chieste alle Prefetture regionali per i vari progetti. La Toscana è ottava in Italia, ma seconda nell’Italia centrale dietro al Lazio che di richieste ne ha avute 3.427. Dodici le imprese controllate in cantiere e 10 le interdittive antimafia nei confronti di società operanti nel settore pubblico.

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