Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca

Caso Luana, morta al lavoro a 22 anni: l'orditoio al quale lavorava era stato manomesso

A questa conclusione è giunto il perito nominato dalla procura

L'orditoio al quale lavorava Luana D'Orazio, morta perché trascinata dentro al macchinario lo scorso 3 maggio, sarebbe stato manomesso. A tale conclusione è giunto il perito nominato dalla procura di Prato, l'ingegner Carlo Gino. La perizia, come anticipato ieri dal Corriere Fiorentino, è stata consegnata ieri.

Secondo tale perizia il macchinario tessile sarebbe stato manomesso in modo da funzionare anche con la 'saracinesca' di sicurezza - utilizzata proprio per impedire di essere trascinati dentro al macchinario - alzata.

Luana, che indossava una tuta da ginnastica, sarebbe stata agganciata da una 'staffa', una parte del macchinario, e trascinata nell'orditoio, per poi morire nel giro di pochi secondi. La perizia dunque confermerebbe le prime tesi degli investigatori.

Inoltre, come già emerso e come si legge questa mattina su Repubblica Firenze, quando è stato riattivato per la prima volta il macchinario, "hanno trovato la fotocellula di sicurezza disattivata" e "proprio per questo motivo al momento dell'incidente la saracinesca non si sarebbe abbassata".

Tre sono gli indagati per omicidio colposo e rimozione delle tutele antinfortunistiche: Luana Coppini, titolare della ditta; il marito Daniele Faggi; l'addetto alla manutenzione Mario Cusimano.

I dispositivi di sicurezza, riportava ieri il Corriere Fiorentino, sarebbero stati trovati disattivati anche in altri macchinari. "Chi sa qualcosa parli", l'appello agli ex colleghi di Luana da parte della madre della ragazza, che si sta occupando del piccolo di 5 anni rimasto orfano. E nonostante gli annunci e le note di cordoglio quotidiane, le morti sul lavoro non si fermano. Ieri in Toscana un'altra vittima, un marittimo di 54 anni, nel porto di Livorno.

L'ultimo messaggio: "Lasciata sola, dovevo correre come una dannata"

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