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Martedì, 7 Febbraio 2023
Cronaca

Loggia di Isozaki: che cos'è e a cosa serve l'opera per gli Uffizi

Ecco a quando risale il progetto: un lungo tira e molla fino ai giorni nostri

Tanti soldi, un "archistar" e un tira e molla lungo 25 anni. La Loggia di Isozaki prende il nome dall'architetto giapponese Arata Isozaki, che vinse con un progetto realizzato insieme al collega Andrea Maffei il concorso di progettazione bandito dal Ministero dei Beni Culturali, allora guidato da Dario Franceschini.

Era il 1998 e al bando, nell'ambito del piano strategico "Grandi Progetti Beni Culturali", parteciparono grandi nomi dell'architettura, da Gae Aulenti, a Mario Botta, passando per Norman Foster, Vittorio Gregotti e Hans Hollein. 12 i milioni di euro stanziati per la realizzazione dell'opera, il cui progetto prevede la realizzazione in piazza del Grano, a Firenze.

Cosa prevede l'opera

Il progetto per la realizzazione della Loggia di Isozaki prevede la realizzazione di una nuova uscita sul retro degli Uffizi, verso piazza del Grano. Una struttura in acciaio e pietra che, nelle intenzioni dei progettisti che la immaginarono 25 anni fa, riporterebbe la loggia dei Lanzi in Piazza del Grano con le stesse dimensioni o proporzioni originarie. 

La storia del progetto

L'architetto giapponese firmò con il Ministero la convenzione per realizzare il progetto nel febbraio 2001. Nello stesso periodo venne siglato anche il protocollo con il Comune di Firenze per la progettazione preliminare di piazza del Grano. Fu da allora che gli oppositori si scatenarono. E nello stesso anno l'iter venne bloccato.

Nel frattempo, cominciò una campagna di scavi in piazza Castellani che portò alla luce reperti archeologici, identificati come un probabile pezzo della prima cerchia delle mura. Tutto ciò ritardò anche i lavori per la ristrutturazione della piazza, che comunque proseguirono dopo le necessarie indagini.

Anche il progetto esecutivo dei "Nuovi Uffizi" (per la riorganizzazione e l'ampliamento del museo), subì una fase di stallo finché, nel febbraio 2003, il sindaco Leonardo Domenici e il Ministro per i Beni Culturali Giuliano Urbani sottoscrissero un accordo per sbloccare la situazione, sia per la Loggia di Isozaki che per il progetto esecutivo degli Uffizi.

L'accordo prevedeva che una quota parte di risorse stanziate dal Comune per realizzare il progetto di Isozaki, venisse utilizzata dal Ministero per redigere il progetto esecutivo dei Nuovi Uffizi. In cambio il Ministero si impegnava a garantire le ulteriori risorse per realizzazione dell'intero complesso delle opere, compresa la nuova uscita progettata da Isozaki.

Nel 2004 fu presentato il progetto esecutivo dei Nuovi Uffizi e realizzata la sistemazione di piazza del Grano così come pensata da Isozaki. Nello stesso anno terminò anche la campagna di scavi per la loggia, dal cui esito dipendeva il futuro del progetto. Su espressa richiesta del sindaco Domenici l'allora Ministro Giuliano Urbani annunciò che il progetto doveva essere rivisto sulla base dei reperti rinvenuti.

Nell'aprile 2005 Isozaki, il Ministero e il Comune siglarono un accordo per una nuova ipotesi progettuale dell'uscita dei Nuovi Uffizi, per la valorizzazione del tessuto archeologico venuto alla luce in seguito agli scavi.

E' il 2007 e il Ministro dei Beni Culturali era nel frattempo diventato Francesco Rutelli. Dopo il via libera ricevuto sulla progettazione esecutiva, il progetto scatenava sempre più perplessità da parte degli oppositori, che fecero emergere i dubbi: l'opera fu di fatto bloccata. 

Da allora bisogna attendere 13 anni, in cui il progetto ha comunque fatto parlare di se, per arrivare all'ultimo tentativo, in ordine cronologico. Il nuovo finanziamento da 12 milioni sull'opera che arriva nel 2020 dal Ministero guidato da Dario Franceschini, con il nuovo piano strategico del Mibact.  Una decisione che lo stesso sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha definito "storica". 

La Loggia ai giorni nostri, 25 anni dopo

Le ultime discussioni sono dei giorni nostri. Il governo Meloni ha manifestato perplessità sulla realizzazione dell'opera, ritenuta ormai vecchia per il modo in cui la città (e la fruizione degli Uffizi) è nel frattempo cambiata. A partire dal sottosegretario Vittorio Sgarbi che l'ha definita "una porcheria".

Il direttore degli Uffizi Schmidt sta alla finestra, ma non manifesta certo entusiasmo: "La gente da centinaia di anni entra ed esce dagli Uffizi, nessuno ci è mai rimasto chiuso dentro", ha detto. E comunque "meglio un'opinione ferma che un'indecisione. Il rischio è proprio l'indecisione", ha fatto sapere. 

Ma "nel momento in cui verrà deciso di non realizzare questa uscita, va pensato subito a un'alternativa naturalmente da mettere a bando", ha sottolineato il direttore. Di sicuro, ha concluso, "non mi metto io a disegnare qualcosa, né penso che i vari politici coinvolti si metteranno lì a farlo".

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