Lodi, i bambini stranieri e la mensa: appello dei sindaci fiorentini

Nardella e i suoi colleghi scrivono all'Anci: "E' discriminazione, ritirirare il regolamento"

"Quello che sta accadendo a Lodi ci induce come sindaci dei Comuni che compongono la Città metropolitana di Firenze a prendere una posizione e a chiedere all'Anci di approfondire e discutere quanto deciso dal sindaco di Lodi". Lo scrivono i primi cittadini dell'ex provincia di Firenze, tra cui il sindaco della metrocittà Dario Nardella, in un appello-lettera aperta sul caso dell'accesso alla mensa nelle scuole di Lodi, dove l'amministrazione comunale ha chiesto alle famiglie di bambini stranieri la certificazione delle proprietà detenute nei paesi d'origine per concedere le agevolazioni per redditi bassi. 

 "L'evidente condizione di discriminazione di fatto in cui sono stati gettati alcuni minorenni che frequentano le scuole dell'obbligo di Lodi non può essere passata sotto silenzio", aggiungono citando Costituzione, dichiarazioni dei diritti dell'uomo e la convenzione dei diritti all'infanzia. "Non possiamo accettare che la scuola pubblica sia luogo di segregazione e discriminazione", proseguono. 

La questione, infatti, "è molto più ampia di un semplice regolamento Isee per l'accesso ai servizi. Anche nei nostri Comuni ad esempio per l'assegnazione delle case popolari si richiede ai cittadini extracomunitari di dimostrare di non possedere beni nei paesi di origine. Cosa ben diversa è la richiesta di medesime informazioni di possedimento di beni immobili per l'accesso ai servizi di base come la mensa o il trasporto scolastico". 

l sindaco di Lodi per altro, proseguono i colleghi fiorentini, "in queste ore di fronte alla reazione civile largamente contraria a questa sua iniziativa ha iniziato a fare dichiarazioni di parziale marcia indietro, forse perché consapevole della palese incostituzionalità di tale regolamento". Detto questo, aggiungono, "anche le leggi razziali erano tecnicamente legali, ma questo non le qualifica certo come giuste.

Per questo, concludono i sindaci, "chiediamo alla sindaco di ritirare quel regolamento o di interpretarlo in modo in ogni caso non punitivo nei confronti dei bambini". Perché "un bambino in un qualunque Comune italiano che viene messo in questa condizione di segregazione è un'offesa alla nostra democrazia". Ad Anci, infine, "chiediamo di aprire un confronto tra gli amministratori sul tema dell'accesso ai servizi e sui diversi regolamenti comunali".

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