Alex Zanardi sui migranti: “Paura e ignoranza, atteggiamenti poco umani” / FOTO

Il campione bolognese incontra i bambini delle elementari: “Chiediamoci ciò che ogni giorno possiamo fare”

Alex Zanardi ospite d'eccezione oggi a Palazzo Vecchio, ad un incontro con un centinaio di bambini delle scuole elementari fiorentine, nell'ambito del Firenze Light, il festival delle luci entrato nel vivo in questi giorni e di cui il campione è testimonial.

Zanardi si conferma, oltre che in passato sulle automobili da corsa e poi nelle gare paralimpiche, un campione di umiltà: “Sono un privilegiato per tutte le cose che ho potuto fare nella mia vita”, esordisce l'ex pilota 51enne di fronte agli studenti nel Salone dei Cinquecento.

Un commento non banale, da una persona che il 15 settembre 2001 in un gravissimo incidente automobilistico in gara ha rischiato di morire, ha passato 8 giorni in coma, 7 arresti cardiaci e si è risvegliato senza le gambe, amputate.

Come ci si rimette in piedi? Chiedono i ragazzi. “Con le piccole sfide quotidiane, un passo alla volta  - risponde Zanardi, che oltre ad essere tornato in pista con speciali protesti è stato più volte campione ai Giochi e ai mondiali paralmpici in diverse specialità -. Dopo l'incidente la gioia più grande era per essere ancora vivo. Ero felice per quello che era rimasto, non rammaricato per quello che era accaduto”.

Un filmato mostra il riassunto della vita dell'ex pilota: scorrono le immagini delle corse, l'incidente, il ricovero in ospedale, l'uscita in sedie a rotelle, sempre sorridente. Del resto Zanardi, campione anche di ottimismo (“Se penso alla personificazione dell'ottimismo penso a te”, gli disse in tv una volta Michele Santoro), lo ripete sempre: “Ragazzi, domandiamoci quello che possiamo fare, non quello che non possiamo. Ogni giorno un passo avanti, anche se piccolissimo, e l'indomani ripartiamo da lì”.

Il tema del F-Light quest'anno è quello delle 'frontiere', fisiche, come quelle che affrontano le persone rimaste senza gambe, ma non solo. Si parla di muri, di guerre, di cittadinanza, fenomeni migratori.

E il 51enne bolognese non si sottrae al tema: “Viviamo un problema molto attuale che è quello di accettare i nostri fratelli che arrivano da posti da cui sono costretti a fuggire. La paura e l'ignoranza ci portano a prendere posizioni e atteggiamenti poco umani. Parlarne è una maniera giusta per affrontare questi problemi”.

E lo Ius soli, il disegno di legge per dare la cittadinanza a chi, pur nato e cresciuto in Italia da genitori immigrati, ancora non ce l'ha? “Un diritto sacrosanto e fino ad oggi negato a queste persone. Da approvare? Assolutamente, non capisco come si possa non esprimersi in questi termini”.

Sul palco anche il sindaco Dario Nardella, che a proposito di muri e frontiere ricorda un'esperienza personale. “Mio nonno emigrò negli Usa per trovare lavoro, a New York è stata un'emozione trovare il suo nome tra quello degli immigrati. Siamo stati un Paese di milioni di migranti, se avessero trovato muri i nostri connazionali non sarebbero andati lontani”, le parole di Nardella.

“Le barriere che spaventano di più - la conclusione di Nardella -, sono quelle fra gli uomini,  quelle che ci fanno rinchiudere in una dimensione egoistica e materiale e ci fanno dimenticare che il nostro destino personale è legato al destino del mondo”.

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