I fiorentini, i leoni e lo scherzo ai pisani

Era il 1364 e ancora una volta i protagonisti erano gli acerrimi nemici fiorentini e pisani

Un Marzocco

Una lotta che dura da immemore tempo quella tra pisani e fiorentini. Fatta da vittorie, sconfitte e molti scherzi da ambo le parti.

Una beffa, un tantino umiliante, che riservavano i fiorentini ai pisani sconfitti era quella di passare, in fila, dietro alla statua del Marzocco e, in atto di totale sottomissione, gli dovevano baciare il nobile didietro - proprio sotto la coda. Nel 1364 dopo una vittoria fiorentina, questo simpatico rito fu imposto ad innumerevoli prigionieri ma sul “sederino” di un leoncino vivo. In uno scritto di Giovanni di Pagolo Morelli si può leggere: “Alla porta a San Frediano, per la quale entrò il vittorioso capitano, istette un lioncino vivo, ma di poco tempo, al quale tutti i Pisani baciarono il culo”.

Nella Repubblica fiorentina, il marzocco era il simbolo del potere popolare. Il leone forte e coraggioso era il secondo “oggetto” con cui i fiorentini venivano identificati (l’altro è il giglio). Il nome si fa risalire a Martocus, cioè piccolo Marte (dio della guerra per i romani) poiché quando nel 1333 Firenze fu colpita dalla violenta alluvione la statua del dio Marte, che si trovava all’inizio di Ponte Vecchio, venne distrutta fu sostituita da una statua rappresentate un leone che con la zampa destra tiene uno scudo con lo stemma di Firenze.

Ma Firenze non si limitava a rappresentare artisticamente i famelici felini. Dal 1285 la Repubblica aveva teneva un gruppo di leoni in un “serraglio” nel Palazzo del Bargello, poi trasferito vicino al Battistero, nel 1319 venne costruito ad un lato del palazzo dei Priori ed infine trasferito nella nuova loggia dei Lanzi o dell’Orcagna.

Nel 1350 i leoni furono sistemati in un ampio spazio dietro al Palazzo della Signoria in una strada chiamata in ricordo delle maestose creature via dei Leoni.

Il granduca Cosimo I spostò gli animali in piazza San Marco, in via della Sapienza, dove vi rimasero fino al 1777 quando Pietro Leopoldo di Lorena pose fine all’usanza di crescere i leoni in cattività.

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