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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca

Lavoro nero e caporalato: arresti e sequestri tra Firenze e Prato / VIDEO

Migranti fatti lavorare come schiavi da noti imprenditori del Chianti: cinque arresti. Commerciavano anche un falso Chianti

Vasta operazione anticaporalato, all'alba di questa mattina, nelle province di Firenze, Prato, Modena e Perugia. Nell'operazione, denominata Numbar Dar (11 gli indagati) sono finite agli arresti domiciliari 5 persone: 3 noti imprenditori nella produzione e commercializzazione del Chianti, un investigatore privato e un faccendiere.

Tra i reati contestati l' 'intermediazione illecita nel reclutamento di cittadini extracomunitari', per lo più giunti in Italia come profughi, lo 'sfruttamento del lavoro nero', la 'Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche', l' 'Interramento di rifiuti speciali', l' 'Emissione di fatture false', la 'Frode in esercizio del commercio'. Sequestrate anche diverse società riconducibili ad una azienda vitivinicola del Chianti.

Le indagini, condotte dalla Digos di Prato assieme a Polizia Stradale e Guardia di Finanza di Prato e Corpo Forestale di Firenze, sono partite da un esposto/denuncia presentato da 2 rifugiati africani presso la questura di Prato nel settembre 2015: in quell'occasione due rifugiati segnalavano un illecito sfruttamento di circa 50 braccianti agricoli, tutti di origine africana, impiegati presso un’azienda agricola nel Chianti.

Le indagini hanno portato alla scoperta di una vera associazione per delinquere che produceva e metteva in commercio un vino spacciato come Chianti, contenente in realtà uve provenienti dalla Sicilia e dalla Puglia in percentuale non consentite dalla normativa.

Il sodalizio criminale, composto da italiani e pakistani, approfittando dello stato di bisogno o di necessità delle vittime, provenienti da scenari di guerra e povertà, reclutava profughi e richiedenti asilo presenti all’interno di strutture di accoglienza locali, al fine di avviarli, in condizione di sfruttamento, anche mediante l’uso della violenza, minaccia o intimidazione, allo svolgimento di attività agricola sotto pagata all’interno della predetta azienda vitivinicola del Chianti Fiorentino.

Tra i reati contestati anche l’emissione di fatture per operazioni inesistenti o per importi superiori a quelli reali al fine di implementare le capacità concorrenziali sul mercato e l’interramento di rifiuti speciali in luoghi pertinenziali ed antistanti l’azienda coinvolta.

“Faremo tutto il possibile per contrastare lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, ovunque si annidi. Dobbiamo proseguire senza sosta nella lotta al caporalato, al lavoro nero e allo sfruttamento dei lavoratori migranti”, il commento del presidente della Toscana Enrico Rossi.

Il caporalato è una delle vergogne del nostro Paese. Basta con lo sfruttamento dei lavoratori, migranti e non, basta con il lavoro nero e con il profitto senza regole. Il governo si impegni per l'approvazione della legge contro il caporalato”, dice Dalida Angelini, segretaria di Cgil Toscana (il disegno di legge approdeàr alla Camera il 17 ottobre). “Gli immigrati sono troppo spesso facile preda di sfruttatori senza scrupoli. Dobbiamo impedirlo, la Toscana non può dare ospitalità a queste forme di schiavismo”, dichiara Francesca Cantini, segretaria generale di Uil Toscana.

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