Cronaca

Disabili al lavoro: quando la voglia di emanciparsi è più forte del Covid

I ragazzi della cooperativa Sipario hanno imparato a convivere con la pandemia. Parla la presidente: "Hanno sconfitto la solitudine e ritrovato la routine"

La pandemia li ha messi a dura prova e ha moltiplicato le difficoltà. Ma è bastato un po' di tempo per riorganizzarsi. I lavoratori di Sipario, una cooperativa attiva da dieci anni a Firenze che occupa nove ragazze e due ragazzi disabili, non si sono fatti scoraggiare dall'emergenza coronavirus. E anche mancando i mercatini dove vendevano la maggior parte delle cose che producono hanno trovato comunque il modo di andare avanti. Ci spiega come la presidente Stefania Piccini.

Come ha impattato la pandemia su questi ragazzi?

Con il covid si sono visti stravolgere tutti i ritmi che danno loro la tranquillità: molti di loro da molti anni venivano quotidianamente a lavorare nel nostro laboratorio di via degli Artisti. La loro routine si è spezzata. Però dopo un po' ci siamo organizzati: piano piano anche loro hanno imparato lo smart working ed hanno iniziato a portare avanti i loro lavori in autonomia da casa. Abbiamo sviluppato anche lo shopping online e le promozioni sui social network. Insomma se vogliamo vedere il lato positivo il Covid li ha aiutati ad emanciparsi.

Come si tiene in piedi Sipario?

Siamo una cooperativa e quindi benché lavoriamo con persone con disabilità, difficoltà, fragilità, dobbiamo comunque trovare un sostentamento. Il nostro è un luogo di lavoro come tutti gli altri e ci teniamo a ribadirlo, anche perché serve ai ragazzi per emanciparsi. In questo momento è difficile, perché abbiamo il nostro negozio ma le fiere e i mercati dove vendevamo i prodotti sono quasi tutti chiusi. Come tutte le imprese abbiamo avuto un prestito agevolato dalla banca, oltre a qualche aiuto da raccolte fondi.

Cosa producono i ragazzi, in particolare?

Fanno decorazione artistica: tovagliette, decorazione del legno (sottopentola e vassoietti), decoro della stoffa, shopping bag per fare la spesa. Poi c'è un reparto di ceramica e decorazione per la realizzazione di vassoi, piatti, ciotole, tazze, ecc. Sono aiutati da due dipendenti esperti in decorazione, mentre i volontari, siamo cinque e io stessa sono volontario e genitore, ci occupiamo della gestione. I ragazzi, molti dei quali hanno studiato all'istituto alberghiero, hanno aperto anche un ristorante, ma purtroppo in questo momento è chiuso per il Covid.

Qual è stato il problema più grande con la pandemia?

La solitudine. Sono ragazzi che hanno difficoltà ad avere relazioni e l'isolamento non li aiuta. Però è stata anche un'occasione per unirsi. Adesso le famiglie sono molto più legate e si è rinforzato anche il rapporto fra ragazzi. Usano molto le video chat per scambiarsi idee, opinioni, sensazioni. 

Cosa vi aspetta adesso in questa situazione?

Siamo nati nel 2011 e questo è l'anno decennale: dobbiamo trovare comunque il modo di festeggiarlo. Vogliamo farci conoscere per continuare a portare avanti questa attività, che è la vita di questi ragazzi.

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