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Da sinistra il piccolo Milo, Valeria e Laura

Da sinistra il piccolo Milo, Valeria e Laura

Laura e Valeria, due “diversamente mamme” tutte toscane

Di mamma ce n'è una sola... fino a quando non diventano due. In occasione della sua festa il 10 maggio, vi raccontiamo la storia di Laura e Valeria, due giovani donne innamorate e "diversamente mamme" del piccolo Milo

Di mamma ce n'è una sola, recita un vecchio adagio. Fino a quando non diventano due, rispondono dal loro blog Laura e Valeria, che insieme al piccolo Milo formano una splendida famiglia arcobaleno, ovvero una coppia omosessuale che ha deciso di avere figli. 

Due “diversamente mamme”, come indica il nome del loro diario virtuale, unite dalla consapevolezza che una famiglia nasca sempre e solo dall'amore. Un amore da cui Laura, fiorentina di 34 anni, e Valeria, livornese di 39, sono legate da quasi 5 anni, coronato nel maggio 2014 dalla nascita del loro bambino. “Non siamo sposate all'estero” - spiega Laura- “perché vorremmo sposarci in Italia. E ci auguriamo che questo momento possa arrivare presto. Purtroppo per adesso, nel nostro paese, la nostra famiglia non esiste e la madre non biologica è, di fatto, considerata al pari di un estraneo”.

Cosa vuol dire essere un genitore arcobaleno?
Significa far parte di un gruppo, per fortuna sempre più ampio, di famiglie italiane che si battono quotidianamente per il loro diritto ad essere riconosciute e tutelate in quanto famiglie. Significa vivere in un Paese in cui si è considerati cittadini in quanto a doveri, ma non in quanto a diritti. Significa essere limitati e discriminati in ciò che si ha di più caro: i propri affetti.

Considerata l’assenza di leggi in merito, quali problemi vi siete trovate ad affrontare?
Le problematiche coinvolgono il nostro vissuto quotidiano: ogni giorno lottiamo con una burocrazia che non prevede l’esistenza delle nostre famiglie e con una legge che non ci tutela, con tutte le implicazioni che questo comporta: deleghe per il genitore non biologico, limitazioni sulla possibilità di essere presenti e decidere in merito alla salute, senza pensare che, se il genitore biologico venisse a mancare, Milo risulterebbe un orfano, pur avendo un’altra mamma.

Nello specifico, forse perché viviamo in un contesto civico e regionale piuttosto aperto, noi abbiamo avuto la fortuna di confrontarci con operatori che hanno sempre accolto la nostra realtà con naturalezza, sensibilità e rispetto. All’ospedale, quando è nato Milo, la madre non biologica è stata sempre presente e coinvolta in tutti i passaggi, anche quando, in seguito ad alcune complicazioni dovute al parto, è stato necessario prendere delle decisioni. Anche all’asilo comunale la nostra famiglia è stata accolta senza problemi o diffidenze. Sia chiaro però che tutto ciò è dovuto al caso, che ci ha permesso di volta in volta di avere a che fare con persone intelligenti ed aperte, tuttavia è importante sottolineare come il rispetto e la tutela dei propri diritti e della propria persona, non debbano essere legate alla contingenza più o meno favorevole del momento.

Ritieni che Firenze sia una città aperta e tollerante verso le coppie omosessuali e i genitori arcobaleno? 
Noi siamo piuttosto sollevate dal fatto di vivere in una città che oggettivamente mostra di avere un buon grado di apertura nei confronti di queste tematiche. Questo ci permette di avere una notevole serenità nel vivere apertamente e nell’esporci in prima persona. Tuttavia riteniamo che possa essere fatto ancora molto per quanto concerne la sensibilizzazione e l’informazione in merito ai diversi aspetti che coinvolgono il mondo LGBT. Singoli spiacevoli episodi non mancano poi neppure a Firenze e in Toscana.

Cosa rispondi a chi dice che vostro figlio crescerà senza una figura maschile?
Milo non crescerà senza figure maschili di riferimento. Fortunatamente nella sua vita ci sono moltissime figure maschili: nonni, zii, amici... Milo crescerà senza una figura paterna di riferimento, questo sì, ma la psicologia internazionale -e ultimamente anche quella del nostro paese- si sono ampiamente espresse in merito. Per crescere bene e sereni i bambini non hanno bisogno di un padre e di una madre in quanto essere umano di sesso maschile ed essere umano di sesso femminile, con ruoli e competenze ben distinti, bensì di genitori attenti, amorevoli, presenti, responsabili e dediti alla cura e al benessere dei propri figli. 

A proposito della legge sulle unioni civili, che al momento giace al Senato, tra le questioni aperte c’è anche quella dei figli. C’è chi propone l’affido familiare oppure la cosiddetta stepchild adoption, ovvero la possibilità di adottare i figli biologici del partner. Qual è la vostra opinione in merito? 
Da quanto emerso al momento sul disegno di legge attualmente in attesa di approvazione e verifica, riteniamo che la stepchild adoption possa essere un primo passo verso il riconoscimento delle tutele che chiediamo. Tuttavia pensiamo che la creazione di un istituto ad hoc per una categoria di persone significa, di fatto, operare una discriminazione. Il matrimonio civile esiste già in Italia e, secondo noi, sarebbe giusto renderlo accessibile a tutti, senza discriminazione tra coppie omosessuali ed eterosessuali. In questo modo i figli nati o nascituri all’interno della coppia sarebbero automaticamente riconosciuti come di entrambi i genitori.

Domenica 10 maggio per voi sarà una doppia festa. Come vivrete questo giorno?
Sinceramente non siamo fan di questo tipo di ricorrenze: festa della mamma, festa del papà… Pensiamo anzi che sarebbe preferibile avere una visione un po’ più ampia e parlare piuttosto di festa delle famiglie, di festa degli affetti e di festa del rispetto reciproco, in un’ottica inclusiva e rispettosa delle tante e diverse realtà che compongono la società di oggi. La realtà sociale del nostro paese è in costante evoluzione e, al di là delle famiglie omogenitoriali, il modello anni ’50 della famiglia madre-padre-figli biologici risulta sempre più spesso ampiamente superato. Questo non significa essere contrari o in lotta nei confronti di quella che per semplicità definiamo come “famiglia tradizionale”, ma significa semplicemente aspirare a raggiungere una visione più aperta, nel rispetto di tutte le possibili situazioni.

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