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Cronaca

Quanto invecchia la popolazione fiorentina: "Ripensare la città, serve anche ai più giovani"

Per ogni cento 'ragazzi' tra gli zero e i 14 anni ci sono oltre 233 over 65. Lo Spi Cgil: "Riorganizzare servizi e socialità". Conti, delegato alla statistica per il Comune: "Impariamo a trattenere i giovani"

La popolazione fiorentina invecchia, molto. Se da un lato il dato è certamente positivo, viviamo più a lungo, dall'altro questo dato porta con sé conseguenze non indifferenti.

"Il problema non è l'aumento del numero della popolazione anziana, dato che, con numeri diversi, è comune a tutto il Paese e a tutto il mondo occidentale, ma lo squilibrio demografico, cioè la forte diminuzione di natalità di fronte all'aumento dei cosiddetti 'anziani', over 65", spiega Mario Batistini, segretario dello Spi Cgil Firenze.

Residenti a Firenze per classe d'età (dati Comune di Firenze marzo 2024)

Come si vede nella tabella qui sopra (dati pubblicati dal Comune di Firenze, aggiornati a marzo 2024), i residenti totali in città sono poco più di 367mila. Tra questi, circa 37mila under 14 e oltre 100mila over 65.

"Di fatto oggi più di una persona su quattro a Firenze è anziana e ci sono oltre 233 anziani ogni cento ragazzi compresi nella fascia da zero a quattordici anni. Una tendenza che, con ogni probabilità, si accentuerà ancora nei prossimi anni, anche se il tasso di natalità tornasse ad aumentare. Per affrontare e sostenere un tale squilibrio demografico è fondamentale ripensare l'organizzazione della città", prosegue Batistini. Ma facciamo un passo indietro, andando a vedere quanto è variato il numero dei fiorentini dal dopoguerra ad oggi, andando ovviamente, per motivi di spazio, a grandi linee.

La popolazione fiorentina dal dopoguerra ad oggi

Nell'immediato dopoguerra la città di Firenze aveva una popolazione molto simile (nel numero totale, non certo per fasce d'età) a quella odierna. Basta pensare che nel 1951, sei anni dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, i residenti risultavano poco più di 374mila mentre al 2023, dati Istat, sono 367mila e spiccioli. Nel mezzo, è successo di tutto.

C'è stata una forte crescita negli anni '50 e primi '60, fino a raggiungere e superare i 450mila residenti. Tra il 1951 e il 1971, in soli vent'anni, i fiorentini sono aumentati di oltre 80mila 'unità', arrivando alla cifra di 457mila, per salire ancora fino a toccare i 460mila residenti nel 1979. Poi inizia un costante calo (nel 1982 eravamo ancora 449mila, come si vede nella tabella sotto, da Istat) fino ad arrivare ai 362mila residenti del 2000: ciò significa la perdita di quasi 100mila residenti in ventuno anni, tra il 1979 e il 2000.

Numeri impressionanti, se consideriamo che il consumo di suolo dal dopoguerra (quando eravamo molti di più) ad oggi (siamo molto di meno ma abbiamo milioni di turisti all'anno che un tempo certo non c'erano), è andato avanti a ritmi impressionanti, senza mai arrestarsi, al pari delle nuove edificazioni. La popolazione diminuisce, insomma, ma si continua a costruire, incessantemente, come accade in tutta Italia, dove più e dove meno.

Ma tornando alla serie storica, dal 2000 ad oggi il numero di fiorentini è più o meno lo stesso, anche se, come dicevamo all'inizio, si tratta di una popolazione notevolmente invecchiata: al 2023 i fiorentini, ancora dati Istat, sono poco più di 367mila.

Popolazione Firenze 1982 (dati Istat)

Trattenere i giovani

"Negli ultimi vent'anni, come dimostrano i dati, la fuga da Firenze in realtà non c'è stata. La città è attrattiva ed è anche in grado di attrarre giovani. Semmai, dobbiamo migliorare nella capacità di 'trattenere' i giovani. È questa la sfida da affrontare: come dare ai giovani occasioni e ragioni profonde per restare sul nostro territorio, offrendo da un lato lavoro all'altezza delle aspettative e dall'altro ampia accessibilità ai beni essenziali", spiega Enrico Conti, il consigliere comunale del Pd delegato dal sindaco Nardella alla statistica.

Beni essenziali tra i quali rientra ovviamente anche la casa, questione divenuta una vera e propria emergenza, con il moltiplicarsi del fenomeno degli affitti brevi e il costo degli affitti che ha raggiungo cifre da capogiro.

A misura di anziano... e di bambino

"Una città a misura di anziano in realtà diventa anche a misura di bambino. Pensiamo, ad esempio agli spazi verdi vicini a casa, fondamentali ai primi ma anche ai secondi, ma anche ai servizi sociali, alla mobilità", spiega Batistini dello Spi Cgil.

"Molti anziani - prosegue - vivono da soli, soprattutto donne, spesso con più di 80 anni. Per questo è necessario ripensare l'intero sistema di servizi e di welfare, insistendo sull'assistenza domiciliare e su servizi di supporto per la vita quotidiana, dal fare la spesa fino agli spostamenti, migliorando il trasporto pubblico".

Che tipo di 'residenza'?

Il tema casa tocca ovviamente anche gli anziani. "Le Rsa sempre più stanno acquisendo un carattere sanitario, ma si può arrivare a condizioni di esistenza molto pesanti. Servono esperienze innovative, dove le persone possano continuare a vivere in piccoli appartamenti tra parenti, coppie, o semplicemente conoscenti, per avere nello stesso tempo uno spazio a misura di un anziano con scarsa mobilità e possibilità di condividerlo, avendo anche magari una serie di servizi", prosegue Batistini.

Il sindacalista fa riferimento al tanto celebrato 'housing sociale', destinato in teoria a quella fascia di persone che non stanno economicamente così male da poter accedere alle case popolari ma nemmeno così bene da sostenere un prezzo di mercato. Un condominio di housing sociale riservato agli over 65 è stato inaugurato pochi giorni fa in via Baracca.

"Un altro progetto simile importante è quello che sta nascendo a Montedomini. Sarà una struttura pubblica, adiacente alla Rsa storica. Ci saranno piccoli appartamenti con forme di assistenza, una esperienza pubblica che deve essere un punto di riferimento per tutte le altre esperienze", sottolinea Batistini. Già, una esperienza pubblica, a differenza, ad esempio, di quella sorta in via Baracca.

"Lì l'iniziativa è di natura privata. Il modello va nella direzione che condividiamo, piccoli appartamenti nei quali si inseriscono una serie di supporti, dove autonomia e socialità vivono insieme, con una serie di servizi. Ma mentre per le strutture sanitare e sociosanitarie, come le Rsa, esiste una legislazione, per queste nuove forme di residenza non esiste regolazione, non c'è una cornice normativa" l'allarme del sindacato. Un dettaglio non da poco. Potrebbe andare a finire - è la conclusione del ragionamento di Batistini - che solo anziani con ampie disponibilità economiche possano permettersi tali sistemazioni. Non sarebbe una novità.

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