Sabato, 13 Luglio 2024
Cronaca

Sollicciano, l'inferno dove a 20 anni si muore di carcere: "Meloni e Nordio vengano a vedere"

Ieri il presidio davanti a Sollicciano dopo la morte di Fedi, il garante dei detenuti Cruccolini lancia un Comitato per l'emergenza carcere

Morire di carcere, ad appena vent'anni. Fedi era arrivato in Italia dalla Tunisia ancora bambino, ad 11 anni, nascosto dentro un camion, come racconta Fatima Ben Hijji, presidente di Pantagruel, l'associazione che da anni opera in carcere promuovendo e gestendo progetti per il reinserimento di detenute e detenuti. Undici anni, dicevamo. L'età alla quale oggi qui ai bambini si comprano i primi telefoni cellulari.

E proprio per 'rapina' (di un telefono appunto), era finito in carcere, il 4 luglio del 2022, due anni esatti prima del gesto estremo di giovedì, 4 luglio del 2024. "Una coincidenza che mi fa pensare", dice l'avvocato Ivan Esposito, che assisteva il giovanissimo fin da quando era minorenne.

"Purtroppo, non sono più il suo legale", le parole laconiche di Esposito. "L'avevo visto una decina di giorni fa e l'avevo sentito al telefono pochi giorni. Certo stare in un carcere del genere è dura, ma nulla mi poteva far pensare che arrivasse a un simile gesto", aggiunge l'avvocato.

Fedi aveva avuto problemi di tossicodipendenza, come tanti di quelli che arrivano bambini e si ritrovano allo sbando in un mondo sconosciuto. Aveva seguito un percorso per uscirne. Di una cosa l'avvocato non riesce a darsi pace: la pena per la 'rapina' di un telefono il ragazzo l'aveva scontata. Restava dentro per "microreati" commessi da minorenne, quando era costretto a vivere per strada.

Giovedì, intorno alle 14, il ragazzo ha parlato con Leonardo, volontario di Pantagruel da oltre dieci anni. Poi, rimasto solo nella sua cella ha deciso di farla finita e si è impiccato.

"Era molto abbattuto, non mi guardava nemmeno negli occhi. Mi ha detto 'non ce la faccio più'", racconta il volontario. "Aveva addosso una tuta e gli è stato chiesto se con queste temperature non avesse caldo. Ha risposto 'tanto a me cosa importa'. Per fare capire la condizione in cui era", aggiunge.

Inferno in terra

Sollicciano, come quasi tutte le carceri italiane, è del resto un inferno in terra. Acqua che mancava da giorni, cimici nelle fessure delle pareti e nei materassi, sovraffollamento, celle bollenti per il caldo, lavoro solo per pochi e tanto tempo lasciati a non far nulla, a dispetto del dettato costituzionale che chiederebbe la rieducazione, acqua fredda quando c'è. Topi a non finire, che assieme alle cimici svegliano i detenuti morsicandoli quando questi riescono a chiudere gli occhi.

"Un ragazzo di questa età, per reati di questo genere, non deve stare in carcere. Ci vogliono percorsi alternativi", sospira Luca Milani, il presidente uscente del consiglio comunale. Ieri anche lui era all'entrata di Sollicciano, al presidio lanciato da Luca Maggiora, presidente della Camera Penale di Firenze, per protestare contro le condizioni disumane nelle quali vivono i reclusi. Pare che la madre di Fedi, tuttora in Tunisia, sia stata avvisata solo il giorno dopo il decesso e, al telefono con Fatima, non si dà pace: non vedeva il figlio da nove anni. Se riuscirà a rivederlo, e non è detto - dal momento che non era 'regolare' e che trasportare il feretro ha costi enormi - sarà dentro ad una bara.

L'appello a Meloni e Nordio

"Il ministro Nordio e la presidente Meloni vengano a vedere dentro Sollicciano. Lo dico senza retorica. Se quello che diciamo è sbagliato saranno loro a verificarlo personalmente e allora mi assumerò tutte le responsabilità. Ma se anche una delle cose che stiamo dicendo da anni è vera, e lo è, allora dovranno assumersi delle responsabilità", scandisce Maggiora di fronte alle telecamere, ricordando i 53 detenuti morti dall'inizio dell'anno in Italia, a cui si aggiungono i suicidi di cinque agenti della polizia penitenziaria. Numeri indegni di un Paese che troppo spesso usa definirsi 'civile'.

Anche il coordinatore nazionale Fp Cgil della Polizia penitenziaria, Donato Nolè, in una nota parla di Sollicciano come "un inferno" e chiede a governo e ministero della giustizia, dal quale dipendono le carceri, di "intervenire subito" perché anche il personale di polizia penitenziaria è "allo stremo, scoraggiato, amareggiato, chiamato a contrastare da solo tutte le carenze organizzative e strutturali. Non ne può più".

Presenti al presidio di ieri, tra gli altri, l'assessore all'ambiente uscente del Pd Andrea Giorgio, Cecilia Del Re, Dmitrij Palagi, Vincenzo Pizzolo di Sinistra Italiana e Caterina Arciprete di Ecolò, il presidente del Quartiere 4 Mirko Dormentoni, che due giorni fa, giorno del suicidio e della successiva rivolta dei detenuti, con urla e lenzuola bruciate alle finestre fino a notte fonda, si era subito recato di fronte al carcere per denunciare "condizioni detentive che non rispettano quanto chiesto dalla Costituzione".

Tra i tanti volti noti delle associazioni presenti, si nota anche don Alessandro Santoro, il prete delle Piagge. Indossa una maglietta con scritto 'Clandestino': uno, Santoro, e lo si capisce anche da questo, che non ha certo timore di metterci la faccia. Una delegazione con i parlamentari Andrea Quartini (5 Stelle), Federico Gianassi ed Emiliano Fossi (Pd, il secondo segretario regionale del partito), guidata dalla sindaca Sara Funaro in mattinata visita la struttura, prima del presidio di Maggiora.

Un comitato per l'emergenza carcere

Il garante fiorentino dei detenuti, Eros Cruccolini, annuncia la costituzione di un Comitato civico per l'emergenza di Sollicciano. "Un modo per non lasciare solo chi si occupa di carcere", spiega, facendo appello ai parlamentari fiorentini per portare in parlamento la proposta di un indulto di due anni.

Poi prende la parola la sindaca. "Non c'è più tempo, le condizioni di Sollicciano sono sempre più drammatiche. Il governo deve intervenire", dice Sara Funaro. La prima cittadina viene contestata da una decina di giovani ed è costretta ad allontanarsi, scortata dalla Digos. Sotto il sole di luglio dalle celle di Sollicciano non si affaccia più nessuno. L'inferno d'estate dentro il carcere è ancora più bollente. Andando via qualcuno si chiede: "Adesso faranno qualcosa o serve un altro morto?". Chi di dovere abbia la decenza di rispondere.

Di notte falò dalle celle dei detenuti / VIDEO

Rivolta dopo l'ennesimo suicidio / FOTO - VIDEO

FOTO - Rivolta al carcere di Sollicciano

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