Cronaca

Amnistia e indulto: i radicali fiorentini in presidio davanti al carcere minorile

Si sono raccolti giovedì davanti all'Istituto Penale Minorile Meucci di Firenze per chiedere amnistia e indulto ma anche l'abolizione dell'ergastolo e l'introduzione del reato di tortura: "Le parole di Napolitano sono finite nel dimenticatoio"

Il dibattito su amnistia e indulto si è affievolito. Le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, avevano fatto un gran chiasso. Con la politica che aveva aperto un dibattito serrato sul tema. Il Governo pronto a intervenire per sanare la situazione delle carceri italiane, molto al di là dei limiti della dignità umana, senza che siano mancate le spaccature. Da una parte il ‘partito’ di chi la pensa come Renzi – il no all’indulto e all’amnistia, “diseducativo e un gigantesco autogol”, meglio una riforma strutturale del sistema carcerario –; dall’altra quello filo Quirinale. In mezzo le polemiche, inaugurate dal Movimento 5 Stelle, sugli eventuali benefici-regali a Silvio Berlusconi (vedi condanna Mediaset e decadenza da senatore).

Dibattito serrato. Giusto una settimana. Poi la questione è finita tra le pieghe del quotidiano, schiacciata dallo strappo interno al centrodestra, la legge di Stabilità, le primarie del Pd. Per questo ieri, i radicali fiorentini dell’associazione “Andrea Tamburi” hanno organizzato oggi un presidio all’esterno dell’Istituto Penale Minorile “Meucci” di Firenze per chiedere sì amnistia e indulto ma anche l’abolizione dell'ergastolo e l’introduzione del reato di tortura.

L'iniziativa, hanno spiegano i promotori, è avvenuta in contemporanea davanti ad altre carceri italiane. “Riteniamo gravissimo – hanno dichiarato il segretario e tesoriere dell’associazione, Maurizio Buzzegoli ed Emanuele Baciocchi – che le proposte del Presidente Napolitano siano cadute nel ‘dimenticatoio parlamentare’ in nome di qualche populismo e demagogia. E, nonostante la quasi quotidiana condanna dalle corti europee, paradossalmente, i tribunali italiani continuano ad emanare sentenze che prevedono di far scontare le pene in luoghi fuorilegge, trasformando la stessa pena in tortura di Stato”.

I due radicali hanno concluso precisando l’obiettivo della lotta: “La nostra proposta di una giustizia giusta, che vede Marco Pannella impegnato in uno sciopero totale della fame e della sete, riguarda tutti i cittadini, non solo quelli inquisiti perché l’amnistia e l’indulto sono le pietre angolari per la ripresa del Paese, per il ripristino della legalità costituzionale ed europea e dello Stato di Diritto”.

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