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Cronaca

Inchiesta Tav, la ‘squadra’ voleva la presidenza dell'Autorità di vigilanza sugli appalti

La squadra guidata dall'ex presidente dell'Umbria Maria Rita Lorenzetti si organizzava per rimuovere il presidente in carica Sergio Santoro: "Deve smammare"

Si allarga il raggio di azione dell’inchiesta condotta dalla procura di Firenze sui cantieri Tav. Dopo l’arresto per associazione a delinquere dell’ex presidente dell'Umbria Maria Rita Lorenzetti (Pd), ed ex presidente di Italferr (visto che si è dimessa nel pomeriggio di ieri), le indagini, infatti, si stanno allargando a macchia d’olio. Dalle intercettazioni ambientali e gli atti dell’indagine emergerebbe un fatto nuovo: la ‘squadra’ guidata da Maria Rita Lorenzetti voleva la presidenza dell'Autorità di vigilanza sugli appalti. Prima che l’indagine scombinasse i piani, si legge, la ‘squadra’si organizzava per rimuovere il presidente in carica Sergio Santoro, a favore dell'amico Piero Calandra che diceva: "Deve smammare".

Il Ros dei carabinieri hanno scoperto il piano durante un’intercettazione ambientale di un pranzo, a Roma, in cui il 20 novembre 2012 si festeggiava la nomina, a direttore della stessa Autorità di Lorenza Ponzone, anche lei tra i 31 indagati dell'inchiesta fiorentina. Piero Calandra, già membro dell’Autorithy, nell’occasione illustrò alla Lorenzetti la sua “aspirazione personale” di diventare presidente aggiungendo che “di intesa con il consigliere storaciano Sergio Gallo - riporta il gip - hanno in qualche modo già commissariato Santoro”, “per indurlo a lasciare l'incarico di presidente dell'authority”. E parlando ai commensali dice di volersi “ricongiungere alla madre patria della politica anziché stare in questo covo di fascisti a gestire le loro menate”.

Quanto a Santoro, Calandra – che verrà interrogato dal gip di Firenze il prossimo 25 settembre – diceva anche: “Tu lo sai che lo abbiamo formalmente sfiduciato... praticamente gli abbiamo fatto una lettera tutti e sei un mese fa in cui gli abbiamo detto che deve smammare”. Quando la Lorenzetti chiede a Calandra come “convincere Santoro ad andarsene”, Calandra spiega che era imminente un giro di incarichi che avrebbe portato “a liberare un posto alla quarta sezione del Consiglio di Stato appetibile dal nostro presidente” che a questo punto “accetterebbe di andarsene”.

Inoltre valutando presso chi caldeggiare la nomina di Calandra a presidente dell’authority, sia lo stesso Calandra sia Maria Rita Lorenzetti convengono di interpellare il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, sia Gianni Letta. Lorenzetti poi conferma: “Tutti e due posso... quando sarà il momento posso”. Nei giorni precedenti la stessa indagata Lorenza Ponzone, intercettata, raccontava a un altro indagato, l’ingegner Alessandro Coletta, che fra i componenti dell’Autorità stava maturando “un complotto” per sostituire Santoro con Piero Calandra.

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Calandra al vertice dell'authority si sarebbe sommato alle numerose relazioni spese dalla ‘squadra’ di Maria Rita Lorenzetti che non nasconde mai i suoi rapporti con amici di cordata. In un sms di esultanza per il superamento degli ostacoli burocratici agli scavi Tav di Firenze, inviato a un co-indagato, Valerio Lombardi di Italferr, Maria Rita Lorenzetti scrive “Una bella squadra la nostra. Sabato sera sono stata a cena da Vissani per il compleanno e c’era Moretti che ha detto a D’Alema che io ero la sua preferita e ha chiesto a Massimo di darci una mano per la gara in Brasile”.

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Ieri Lorenzetti, da ieri agli arresti domiciliari, si è dimessa formalmente da presidente di Italferr ed ha fatto sapere tramite il suo difensore che è pronta a rispondere alle domande del gip di Firenze Angelo Pezzuti, mentre tra gli altri arrestati, il geologo palermitano Walter Bellomo, sospeso stamani dal Pd, si difende affermando, anche lui tramite il suo legale, che nella commissione Via “non ho redatto nessun atto”. “Mi accusano della redazione di pareri di favore sullo smaltimento delle terre di scavo della galleria, resi collegialmente dalla stessa Commissione, composta da cinquanta componenti”.

CISL “Le vicende giudiziarie della Nodavia non possono e non devono avere ripercussioni sui lavoratori impegnati nei cantieri dell’Alta Velocità del nodo ferroviario di Firenze. Loro hanno il diritto di lavorare, e la città ha il diritto di dotarsi quanto prima di questa importante opera, un tassello di una infrastruttura importante per il Paese come la linea Alta Velocità/Alta Capacità Milano-Napoli”. Lo afferma Ottavio De Luca, segretario generale della Filca-Cisl fiorentina, commentando l'arresto di Fulvio Saraceno, presidente del consiglio di amministrazione della consortile aggiudicataria dei lavori. “Già' nei mesi scorsi il cantiere del passante e della nuova stazione era stato oggetto di fermi produttivi legati agli iter autorizzativi per lo scavo. Adesso i guai giudiziari di Saraceno rischiano – osserva il sindacalista – davvero di complicare ulteriormente tutta la vicenda”. “Mi auguro – conclude De Luca – che ci sia un intervento tempestivo e risolutivo del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, e del governatore della Toscana, Enrico Rossi. Ai due non sfuggirà certo l’importanza delle opere in ballo non solo dal punto di vista occupazionale ma di sviluppo per l’intero territorio”.

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