Inchiesta Fondazione Open, per i giudici del Riesame "sequestro legittimo"

Rigettato il ricorso del legale difensore dell'avvocato Alberto Bianchi, ex presidente della Fondazione "renziana"

Il sequestro della documentazione e di materiale informatico eseguito dalla guardia di finanza a metà dello scorso settembre nello studio dell'avvocato Alberto Bianchi, ex presidente della Fondazione Open che dal 2012 al 2018 ha sostenuto le iniziative politiche di Matteo Renzi, tra cui la Leopolda, è stato “del tutto legittimo” e ha rispettato “il criterio di adeguatezza e proporzionalità” previsto dalla legge. Lo ha stabilito il tribunale del Riesame di Firenze, nell'ordinanza con la quale ha respinto il ricorso presentato dal legale difensore di Bianchi, l'avvocato Nino D'Avirro.

Bianchi è indagato dalla procura di Firenze diretta da Giuseppe Creazzo per il reato di traffico di influenze. Al centro dell'inchiesta ci sarebbe un pagamento effettuato dalla società di costruzioni Toto a Bianchi, allora presidente della Fondazione Open, per una consulenza legale da lui effettuata per una causa amministrativa. Secondo i riscontri della procura, parte di quel denaro sarebbe stato poi versato dallo stesso Bianchi nelle casse della Fondazione Open. Si tratterebbe di una cifra che si aggira intorno ai 200.000 euro. Nel consiglio direttivo della Fondazione, oltre a Bianchi che ne era il presidente, sedevano Maria Elena Boschi, con la carica di segretario generale, Marco Carrai e Luca Lotti.

Scrivono i giudici del Riesame sulle suddette operazioni: “appaiono dissimulatorie di trasferimento diretto di denaro dal gruppo Toto Costruzioni Generali alla Fondazione Open” e “pertanto può ritenersi sussistente il fumus dei reati contestati”. Stando alla ricostruzione offerta dall'ordinanza, nell'agosto 2016 Bianchi, a fronte di una fattura emessa per prestazioni professionali, ricevette dal gruppo Toto un pagamento di oltre 800.000 euro, denaro che per l'accusa sarebbe stato in parte usato per finanziare la Fondazione Open, sui conti della quale Bianchi versò appunto circa 200.000 euro il mese successivo. Nello stesso anno, lo studio di Alberto Bianchi aveva ricevuto dal gruppo Toto circa 2 milioni di euro come pagamento per prestazioni professionali.

Secondo il difensore di Bianchi, l'avvocato D'Avirro, il decreto di sequestro sarebbe “illegittimo” e per questo, contro di esso il legale ha annunciato che “verrà presentato il ricorso per Cassazione”. Nel suo ricorso al riesame, infatti, D'Avirro aveva chiesto che il sequestro fosse riconosciuto illegittimo poiché effettuato su tutta la documentazione informatica relativa alla Fondazione Open, e non solo sulla parte oggetto d'indagine, cioè quella relativa ai rapporti tra Bianchi, il gruppo Toto e la Fondazione. Sempre secondo il riesame, il sequestro invece è legittimo e necessario agli investigatori per indagare anche la connessione tra la fondazione e un altro imprenditore, ad essa legato da rapporti economici. Si tratta di Patrizio Donnini che a sua volta, nel 2016, avrebbe ricevuto dal gruppo Toto oltre 4 milioni di euro, in parte con operazioni di compravendita di quote societarie effettuate dalla società immobiliare Immobil Green di Firenze.

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