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Cronaca

Istigazione all'odio razziale e diffamazione, Guido Gheri verso il processo

La procura ha chiuso le indagini sul dj scandiccese di Radio Studio 54, contestata anche la calunnia

La procura di Firenze ha chiuso le indagini e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio del dj scandiccese Guido Gheri per istigazione all'odio razziale, diffamazione e calunnia. Insieme alla storica voce di Radio Studio 54 - emittente sequestrata a fine agosto dal giudice su richiesta della procura - rischia il processo anche la moglie, Angela Marchese, per calunnia.

Quest'ultimo addebito mosso dal sostituto procuratore Christine Von Borries sia a Gheri che alla moglie è dovuto al fatto che i due, all'indomani del sequestro della radio eseguito dai carabinieri a fine agosto, avevano denunciato questi ultimi (anche pubblicamente, sui social e su un sito) per danneggiamento aggravato e interruzione di pubblico servizio, sostenendo che gli stessi militari avrebbero abusato del loro potere e “staccato la spina” alla radio di loro iniziativa, senza che un giudice o un pm gli avesse ordinato di farlo. Falso, ovviamente, da cui la contestazione da parte dell'accusa nei confronti di Gheri e Marchese di aver calunniato i carabinieri.

La diffamazione fa invece riferimento alle frasi e agli appellativi riservati dal dj nel corso delle sue trasmissioni radiofoniche al suo ex avvocato e a un suo ex collaboratore. Per quanto riguarda l'istigazione all'odio razziale (“Gheri propagandava e diffondeva idee fondate sulla superiorità e sull'odio razziale ed etnico” scrive l'accusa), nell'avviso conclusione indagini sono riportati ampi stralci delle frasi lanciate via etere dal dj. Ad esempio: “Vengono qui in Italia a fare il loro porcaccio comodo e a squartare e a mangiare, questi cannibali mostri, stupratori, violentatori, spacciatori”. E poi: “questi malati mentali... barboni del c... come si chiamano? Musulmani...”. Infine: “Se ne uccidono venti al giorno in questo Stato del cazzo. Italiani, perché non ho mai sentito dire che un marziano (cioè uno straniero, ndr) si è ucciso per la crisi, per motivi economici. Lo sapete chi sono i marziani vero? Ho trovato questa parola così nessuno mi scasserà più la minchia”.

Non è peraltro la prima volta che le esternazioni radiofoniche di Guido Gheri e della sua trasmissione “Voce al popolo” attirano l'attenzione della procura fiorentina. Anzi: il processo in cui Gheri e Marchese, difesi rispettivamente dagli avvocati Silvio Toccafondi e Andrea Benigni, si troveranno imputati sarà di fatto un “processo fotocopia” rispetto a quello del 2012, iniziato con l'ordine di "oscurare la radio" e finito con una condanna di Gheri e un lungo contenzioso in sede civile per risarcimento dei danni morali intentato da uno degli attuali querelanti. Da allora, tra pignoramenti, sit in dei suoi fan e radioascoltatori, tentativi di accesso agli ufficiali giudiziari, il dj scandiccese non ha mai smesso di denunciare un presunto complotto del sistema delle istituzioni e della giustizia per mettere a tacere la sua voce. Per contro il linguaggio usato nelle trasmissione è stato indicato dai magistrati come "esplicitamente scurrile", con appellativi nei confronti dei migranti e in generale degli stranieri “da bollino rosso”.

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