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Cronaca

Ucraina: l'Italia rafforza le difese. "Guerra europea? Neanche Putin è pronto"

Parla il Prof. Stefano Costalli dell'Università di Firenze. Ecco dove sono le basi americane

La guerra di Putin fa paura. In questi giorni tutti quanti siamo attoniti di fronte a ciò che sta accadendo. Per cercare di comprendere la situazione e come può evolvere, sfruttando la lunga tradizione fiorentina della facoltà di scienze politiche Cesare Alfieri, abbiamo sentito il Professor Stefano Costalli, docente di studi strategici. 

La crisi europea di questi giorni non ha precedenti dal dopoguerra: quanto è concreto il rischio che il conflitto si allarghi ad altri paesi?

"Il rischio esiste e non può essere sottovalutato. Da anni Putin interpreta la politica internazionale e la estera della Russia in termini di pura politica di potenza, come facevano le grandi potenze nell’Ottocento, compreso l’uso della forza per affermare quelli che ritiene siano gli interessi nazionali del proprio paese. Ma al momento è un’eventualità che sia la Nato che la Russia hanno interesse ad evitare".

Da un punto di vista militare l'Italia sarebbe pronta a fronteggiare un conflitto che la coinvolgesse direttamente insieme agli alleati della Nato?

"L’Italia è un membro della Nato che ha partecipato a varie missioni negli ultimi 30 anni e ha già risposto positivamente alla richiesta del comando Nato di inviare sue truppe a rinforzare la difesa dei membri dell’alleanza che confinano con l’Ucraina. Non si tratta di preparare una guerra convenzionale che coinvolga tutta l’Europa, rispetto alla quale nessuno potrebbe dire di essere veramente pronto, neppure la Russia, ma di rafforzare la deterrenza. Per questo, l’Italia è pronta".

Quanti militari americani sono dislocati oggi sul suolo europeo?

"Il personale militare americano in Europa è aumentato negli ultimi mesi proprio a causa della crescente tensione con la Russia. L’anno scorso i militari americani di stanza su suolo europeo erano circa 63 mila, all’inizio di quest’anno sono diventati circa 70 mila, oltre a circa settemila membri delle forze armate americane che non stanno stabilmente in Europa, ma sono coinvolti in un sistema di presenza a rotazione. Al momento, in seguito ai recenti eventi, i militari americani su suolo europeo sono circa 100 mila".

E in quali nazioni sono?

"Normalmente la maggior parte di loro fanno base sul territorio degli alleati storici, come il Regno Unito, l’Italia e la Germania, che ospita di gran lunga il numero più alto di soldati americani in Europa. Nelle ultime settimane, sia prima che dopo l’inizio della guerra in Ucraina, alcune migliaia di soldati americani sono stati dislocati in Polonia, nelle Repubbliche baltiche e in Romania".

Quanto è forte e in che modo è diverso l'esercito italiano rispetto agli altri paesi europei e rispetto alla Russia?

"Le forze armate russe costituiscono la terza potenza militare mondiale per numero di effettivi, dopo la Cina e gli Stati Uniti, ma soprattutto possono contare sul secondo arsenale nucleare mondiale dopo quello americano. L’Italia può contare su una capacità militare di riguardo, comparabile con quella francese e britannica. Tuttavia, è anche necessario dire che Francia e Regno Unito andrebbero poste su un gradino superiore, poiché normalmente dedicano alle spese militari una percentuale del Pil nettamente superiore a quella italiana, consentendo così alle loro forze armate di godere di un vantaggio tecnologico rispetto a quelle italiane. Una delle probabili conseguenze dell’attuale guerra in Ucraina sarà anche il riemergere di un dibattito sulle spese militari, sia in Italia che in Europa". 

Dove sono in Italia le basi militari più grandi e pronte ad entrare in azione?

"Muovendosi nel contesto della Nato, le basi coinvolte nelle attuali operazioni di rafforzamento della deterrenza in Europa orientale sono quella di Vicenza, da cui sono già partiti circa 800 paracadutisti americani verso la Lettonia, quella di Sigonella, da cui decollano ogni giorno i droni da ricognizione Global Hawk che tengono sotto controllo l’area del conflitto e le basi dell’Aeronautica e della Marina". 

Quanto ancora può resistere l'esercito ucraino?

"Non abbiamo informazioni certe. Quello che è certo è che la Russia ha sottovalutato la capacità di resistenza degli ucraini e soprattutto la loro contraerea, che è ancora attiva. Prendere delle città ben difese può essere un’operazione lunga e che implica una quantità di violenza considerevole. Se la volontà degli ucraini fosse quella di organizzare una resistenza nella parte occidentale del paese e se i membri della Nato continuassero a fornire equipaggiamento bellico, gli scontri e l’instabilità potrebbero andare avanti per mesi o anche per anni. Dobbiamo sperare che si trovi una soluzione concordata prima di giungere a uno scenario del genere, soprattutto per il bene del popolo ucraino. Temo però che nei prossimi giorni vedremo un aumento della violenza impiegata".

In questi giorni si è tornati tristemente a parlare di arma nucleare: quali nazioni europee la dispongono, oltre alla Russia?

"Gli unici stati europei a essere dotati di un proprio arsenale nucleare sono la Francia e il Regno Unito. Sono poi presenti alcune testate nucleari americane su suolo europeo, conservate in basi Nato. Sarebbe inoltre possibile per gli Stati Uniti rinforzare ulteriormente la deterrenza nucleare in Europa in altri modi, per esempio dispiegando i loro sottomarini dotati di missili con testate nucleari. Tuttavia, la deterrenza nucleare tiene: nessuno, neppure la Russia, pensa veramente di far saltare in aria il mondo, ma è necessario prendere la situazione molto sul serio perché un’escalation può essere causata anche da errori di calcolo e i governi coinvolti nella crisi devono fare di tutto per evitarlo".

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