Rinascere con lo sport: Gloria Peritore, donna simbolo contro la violenza

Il passato difficile e una nuova vita a Firenze. La campionessa di kickboxing si racconta

Ha abbandonato la sua Sicilia a 18 anni ed è rinata a Firenze. Un passato difficile per una storia che l'ha segnata profondamente. Oggi Gloria Peritore ha 31 anni ed è una campionessa di kickboxing di livello mondiale impegnata nella lotta alla violenza contro le donne.

Vive da un anno a Roma ma è ancora molto legata a Firenze. Da due mesi si sta preparando per un incontro: sarà sul ring a Tokyo il prossimo 22 marzo. Una storia simbolo la sua: ci ha raccontato il senso del suo impegno in una chiacchierata che pubblichiamo nel giorno della Festa della Donna.

Gloria, raccontaci perché hai abbandonato la Sicilia per venire a Firenze.

Sono venuta a Firenze per studiare al Polimoda: volevo fare marketing e moda. Mi ha spinto molto anche il bisogno che avevo di allontanarmi da un uomo, più grande di me. Ero molto introversa perché avevo subito varie pressioni psicologiche, avevo crisi d'ansia, autolesionismo, problemi in famiglia.

La violenza sulle donne e la violenza in generale sono molto comuni, magari senza usare la forza fisica. Come si fanno a combattere?

Questo secondo me è il punto cruciale: la parola "difesa" già mi disturba. E' mettendosi alla prova che si può riuscire a cambiare tanti aspetti di noi stesse. Personalmente ho avuto problemi anche nei primi tempi a Firenze: ho superato le crisi di panico grazie allo sport, che ha rafforzato il mio carattere e mi ha permesso di affrontare la vita. Prima ho fatto pallamano per 11 anni e sono arrivata anche in A2, poi ho iniziato con la kickboxing che mi ha regalato grandi soddisfazioni. Ma i risultati sportivi nella mia rinascita non c'entrano.

Cosa ti senti di dire alle ragazze giovani?

Lo sport aiuta tanto a prendere consapevolezza. Nelle scuole di Firenze mi mettevo alla pari delle studentesse, che mi hanno confessato che è terapeutico. Il mio sport è duro, quando hai un avversario davanti devi tirare fuori il coraggio. Non è questione di autodifesa nei confronti degli uomini. Nella kickboxing non ti puoi distrarre mai, altrimenti ti pigli un cazzotto. E poi è un anti-stress meraviglioso.

Nello sport i pregiudizi sono sempre molti: hai mai sentito di aver subito violenza, anche psicologica, nel tuo ambiente?

Mai subito violenza, il mio non è ambiente maschilista ma basato sui valori e il rispetto. Anzi, noi donne siamo anche un pochino coccolate dagli uomini con cui mi alleno sempre: sul ring siamo tutti alla pari. Da quando faccio questo sport sono anche più femminile: ti cambia il fisico.

Parliamo un po' di te: com'è la tua vita sentimentale?

Dopo anni di "casini" va molto bene: a Roma ho trovato l'amore. Dopo tanti turbamenti, storie sbagliate, con molta calma penso di aver trovato la persona con cui condividere il futuro. Ho fatto una selezione durissima (ride ndr).

Ti piacerebbe avere dei figli?

Sono per la famiglia tradizionale, sì, mi piacerebbe. Per adesso mi sono presa altri tre o quattro anni di combattimenti, poi vedremo. 

Riesci a campare di solo sport?

Sì, posso farlo grazie agli sponsor, anche se è dura cercarli: si combatte al massimo tre volte l'anno. Lavoravo in una bella azienda a Firenze, ma a un certo punto ho dovuto scegliere perché non riuscivo più a conciliare. Ho lasciato il certo per l'incerto ma al cuore non si comanda. Faccio anche dei seminari tecnici. Nel futuro vorrei unire marketing a sport.

Prossimi obiettivi?

Adesso sono tutta concentrata sull'incontro del 22 marzo a Tokyo dove sfiderò la campionessa giapponese: ci saranno 37 mila spettatori. Lì è nata la kickboxing. A livello sociale ho in mente di sfruttare i contatti per fare qualcosa di mio. Non la classica associazione antiviolenza ma qualcosa di condiviso. A Firenze spero di avere la possibilità di ripartire con i progetti antiviolenza del Comune, nei quali sono già stata impegnata. Ci sono anche in ponte degli eventi all'Accademia dei Bianchi. Ma è tutto rimandato a dopo il match.

Cosa ti senti di dire alle donne contro la violenza?

Quando una persona subisce violenza non si rende conto: uno dei consigli che mi sento di dare è guardarsi intorno e parlarne. I nostri familiari vogliono il nostro bene e non ci metterebbero mai in pericolo. E poi concentrarsi su se stesse soprattutto quando pensiamo che qualcuno ci manchi di rispetto. E' importante mettersi sempre al primo posto. Molte volte non capiamo subito la violenza psicologica, che è infida.

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