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Lavoro / Campi Bisenzio

Gkn, spuntano due ipotesi di riconversione: macchinari per industria farmaceutica o componentistica nel settore delle rinnovabili

La Cgil: “Garantire i posti di lavoro”. Il sindaco Nardella chiede un maggiore coinvolgimento dello Stato tramite Invitalia

Macchinari per l'industria farmaceutica o componentistica nel settore delle energie rinnovabili. Potrebbe essere questo il futuro dello stabilimento Gkn di Campi Bisenzio, fermo ormai, per decisione unilaterale della proprietà, dal 9 luglio scorso.

Le ipotesi sono saltate fuori nell'incontro da remoto di ieri pomeriggio in Regione, dopo che era saltato quello mattutino scatenando la rabbia del Collettivo di Fabbrica, esposte dall'advisor nominato dalla stessa Gkn, l'imprenditore Francesco Borgomeo, che sarebbe disposto a rilevare l'azienda per poi rivenderla.

All'incontro hanno partecipato le istituzioni territoriali (Città Metropolitana, Comune di Campi e Regione), le organizzazioni sindacali, le Rsu e lo stesso Borgomeo.

“L'Advisor ha illustrato al tavolo le sue intenzioni, già presentate a Gkn da cui deve ancora avere un mandato a procedere: rilevare l’azienda e portare potenziali investitori al tavolo per attivare un percorso di riconversione che non preveda una nuova procedura di licenziamento ma l'attivazione di una cassa integrazione per transizione. Per la Fiom Cgil si è trattato di una discussione conoscitiva e informale durante la quale abbiamo ribadito che vogliamo fare una trattativa e non ci sottraiamo al confronto per trovare soluzioni industriali concrete che garantiscano la continuità occupazionale”, dichiarano Michele De Palma e Daniele Calosi, rispettivamente segretario nazionale di Fiom-Cgil e segretario dell'area Firenze e Prato.

Per oggi pomeriggio alle 18 è previsto un nuovo incontro al ministero dello sviluppo economico, sempre da remoto. “Parteciperemo e chiederemo che il ministero insieme ad Invitalia si faccia garante di questa fase di costruzione di un progetto di reindustrializzaione che garantisca la continuità occupazionale”, ribadiscono De Palma e Calosi. “Questa condizione, insieme al mandato di Gkn all'Advisor, è essenziale per consentire l'apertura di un confronto ma GKN tolga la minaccia dei licenziamenti. Partiamo da una condizione di mancanza di fiducia nella controparte e non siamo disponibili a firmare cambiali in bianco”, concludono.

Un maggior ruolo di Invitalia, ente completamente pubblico partecipato dallo Stato al 100% tramite il ministero dell'economia e delle finanze, lo chiede anche il sindaco di Firenze e della Città Metropolitana Dario Nardella.
"Mi risulta che ad Invitalia siano state date altre priorità rispetto alla Gkn. Chiediamo con forza l'intervento di Invitalia. Mi aspetto che il governo chieda a Invitalia il massimo impegno per supportare l'opera di reindustrializzazione. Perché, e lo dico senza polemica, mi risulta che a Invitalia siano state date altre priorità su altri siti industriali del Paese, non di Firenze, e su questo vorrei una rassicurazione del governo", le parole del primo cittadino, che ha voluto sottolineare come “Gkn ha avuto molti milioni di euro (di fondi pubblici, ndr) per lo stabilimento in Trentino Alto Adige e risorse anche qui in Toscana per la formazione professionale”.

“Per noi era preventivabile che Gkn Firenze su preparasse a riaprire la procedura di licenziamento da dicembre, probabilmente già da domani. In questo modo i 75 giorni della procedura ricadrebbero nel periodo delle festività, dicembre e gennaio, quando il Paese si ferma per le festività e la mobilitazione è più difficile”.

Il Collettivo di Fabbrica, visto anche quanto successo in passato con altre fabbriche storiche divenute scatoloni vuoti, come nel caso della Bekaert di Figline Valdarno, non si fida. “Il Governo aveva tutto il tempo di intervenire con un decreto di urgenza o con un disegno di legge antidelocalizzazioni che impedisse per l’ennesima volta uno scempio simile”, ha detto Dario Salvetti dopo che nei giorni scorsi la proprietà ha fatto sapere che riparte la procedure di licenziamento collettivo, dopo lo stop di settembre.

“Gkn si vanta di un processo di reindustrializzazione, che per noi è un raggiro potenziale, come del resto è già avvenuto  in questo Paese dove si fanno firmare cessazioni di attività e ammortizzatori per cessazione di attività con la promessa dell’arrivo di fantomatici compratori che puntualmente si ritirano una volta che fondo finanziario e multinazionale sono scappati. Noi chiediamo garanzie chiare: prima si discuta del piano di continuità produttiva e occupazionale, del mandato di vendita che Gkn ha dato al suo advisor. Tutto ciò avvenga sotto la supervisione del Ministero, di Invitalia, delle organizzazioni sindacali e dell’assemblea permanente dei lavoratori. Chiediamo che chi arriva mantenga lo stesso patrimonio di diritti conquistati in questi anni e gli stessi livelli occupazionali. Noi abbiamo già la nostra proposta per il futuro di Gkn, capace di tenere insieme un piano per la nazionalizzazione con una prospettiva concreta di reindustrializzazione del sito produttivo con la creazione di un polo pubblico per la mobilità sostenibile”, spiega Salvetti. Domani sera, venerdì 3 dicembre, alle 18:30, il disegno di legge anti delocalizzazioni sarà presentato al circolo 'Le Panche – Il Campino' di via dei Caccini, accanto a Careggi.

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