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Il brigadiere Giangrande

Il brigadiere Giangrande

Il brigadiere Giangrande torna a casa: "Perdonare Preiti? Non mi posso sostituire a Gesù"

Il carabiniere vittima dell'attentato di Luigi Preiti lo scorso 28 aprile mentre era in servizio nella piazza antistante Palazzo Chigi a Roma è tornato a Prato. Ad accoglierlo uno striscione: "Forza Giuseppe! Bentornato!! Sei tutti noi"

Il brigadiere Giuseppe Giangrande, rimasto vittima di colpi di pistola sparati da Luigi Preiti il 28 aprile mentre era in servizio nella piazza antistante Palazzo Chigi a Roma, ieri è stato dimesso e ha fatto ritorno nella sua abitazione di Prato dove trascorrerà le festività natalizie. Giangrande era ricoverato dal 7 maggio scorso nell’imolese, nell’ospedale di Montecatone per tetraplegia da lesione midollare.

Il sottoufficiale ora ha completato la fase riabilitativa ad alta intensità e, in accordo con i servizi sanitari del territorio di residenza, è previsto che possa seguire un percorso riabilitativo di minore intensità al domicilio – dove grazie al tempestivo interessamento del Comune, sono stati realizzati tutti gli adattamenti domestici necessari. “Abbiamo concordato con il Brigadiere Giangrande e con la famiglia che, ad un anno dall’evento, si possa programmare presso Montecatone una rivalutazione della situazione neurologica, per impostare eventuali ulteriori programmi riabilitativi – ha dichiarato il Direttore dell’Unità Spinale di Montecatone, Dottor Jacopo Bonavita – e siamo molto fiduciosi in quanto il Brigadiere si è avvicinato alla dimissione con un atteggiamento molto positivo, con una forte consapevolezza del percorso fatto e degli obiettivi raggiunti, pur nell’ambito di una disabilità”.

Il rientro a Casa all’ora di pranzo quando il carabiniere è stato accolto da famiglia e colleghi nella sua abitazione di via Machiavelli a Prato. Ad attenderlo un grande striscione con una scritta rossa: “Forza Giuseppe! Bentornato!! Sei tutti noi”. “L’ho trovato di buon umore e contento di essere tornato” ha detto il generale dei carabinieri Alberto Mosca che, dopo averlo sentito al telefono ieri, gli farà visita oggi.

GIANGRANDE – “Pentirmi di fare il carabiniere? “Rifarei la stessa scelta anche adesso”, ma perdonare Luigi Preiti è un argomento di cui preferisce non parlare: “Non mi posso sostituire a Gesù. L’unico che può perdonarlo è lui”. Accanto a lui la figlia Martina divenuta in questi mesi un esempio per molti. A distanza di tanto tempo dal giorno che gli ha cambiato per sempre la vita, come dice ad alcuni quotidiani, è sempre più convinto che Preiti “non fosse un pazzo” ma piuttosto “uno che voleva passare alla storia”. E' soddisfatto che i giudici abbiano respinto l’ipotesi che quell'uomo fosse “incapace di intendere e di volere”, e Giangrande è contento che il prossimo 21 gennaio “sarà processato e condannato”.

“Voleva attaccare la politica e quando gli ho detto che di lì non poteva passare ha sparato a noi, i servitori dello Stato” aggiunge. Quella mattina, nonostante la pallottola fermatasi sulle vertebre, non ha mai perso conoscenza: “non potevo muovermi ma sentivo tutto quello che avveniva intorno”, ed è convinto che a salvarlo sia stato il fatto che dopo la richiesta di Preiti si era girato, “non gli davo più le spalle”. Ringrazia i medici che lo hanno avuto in cura, prima a Roma e poi a Imola, “mi hanno detto che un recupero come il mio, con queste lesioni, non lo avevano mai visto”, e ora pensa solo al futuro, “le mie passioni mi mancheranno – conclude Giangrande – ma questa non diventerà una malattia. Vivrò in un altro modo e cercherò di farlo al meglio”.

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