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Di Maio e Di Battista (foto Ansa)

Di Maio e Di Battista (foto Ansa)

Giornalisti “puttane e sciacalli”: protesta dopo le offese di Di Maio e Di Battista

Presìdi in tutta Italia, anche a Firenze: “Risposta a chi vuole ridurre al silenzio l'informazione”

Sciacalli, puttane, pennivendoli. In questi termini il vicepresidente del consiglio e ministro del lavoro, oltre che capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio e l'esponente di punta del movimento Alessandro Di Battista, intervenuto dal Guatemala, hanno apostrofato i giornalisti con alcuni post su Facebook nei giorni scorsi, dopo l'assoluzione di sabato mattina nei confronti della sindaca di Roma Virginia Raggi.

Frasi che hanno scatenato le reazioni delle opposizioni ma anche dei giornalisti stessi, molti dei quali hanno postato sui social per protesta il proprio tesserino di appartenenza all'Ordine professionale.

E domani, 13 novembre, i giornalisti protesteranno con presìdi in tutta Italia, come annunciato dall'Ordine nazionale e dalla Fnsi, la Federazione nazionale stampa italiana, il sindacato dei giornalisti.

A Firenze il presidio sarà di fronte alla prefettura di via Cavour, dalle 12 alle 13, organizzato da Associazione stampa Toscana e Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Toscana, con un flashmob per dire #giùlemanidall'informazione. La manifestazione si svolgerà, in contemporanea, davanti alle prefetture dei capoluoghi di regione di tutt'Italia.

“E' a rischio la libertà di stampa e di espressione garantite dalla Costituzione. Basta attacchi ai giornalisti. Gli insulti e le minacce di Di Maio e Di Battista non sono solo l'assalto ad una categoria di professionisti, ma rappresentano anche e soprattutto il tentativo di scardinare l'articolo 21 della Costituzione e i valori fondamentali della democrazia italiana. La manifestazione del 13 novembre è solo una prima risposta pubblica di quanti pensano di poter ridurre al silenzio l'informazione italiana", dicono Sandro Bennucci, presidente dell'Associazione Stampa Toscana, e Carlo Bartoli, presidente del Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Toscana.

"Una forza politica, il Movimento 5 Stelle, che teorizza il superamento del Parlamento e della democrazia liberale ha messo nel mirino i giornalisti e gli editori perché per realizzare questo progetto bisogna togliere di mezzo tutti gli organismi intermedi e impedire ai cittadini di conoscere. Soltanto un'informazione debole, docile o assente può consentire alla disinformazione di massa, veicolata attraverso gli algoritmi e le piattaforme digitali, di prendere il sopravvento e di manipolare il consenso e le coscienze dei cittadini. È un disegno al quale bisogna opporsi con forza", concludono Bartoli e Bennucci.

All'iniziativa di Firenze, insieme ai giornalisti, hanno fatto sapere che ci saranno anche il presidente della giunta regionale della Toscana, Enrico Rossi, il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani, il Comune di Firenze, oltre a esponenti politici e sindacali.

“Attaccare i mezzi di informazione e il loro ruolo fondamentale nel gioco democratico vuol dire non avere il minimo senso della democrazia. I cittadini hanno bisogno di essere informati e anche quando il mondo dell'informazione critica la politica questa deve avere l'umiltà e il rispetto di accettare qualunque tipo di critica perché se si violano le legge si va in procura altrimenti i politici devono stare al gioco democratico. Se continuiamo così rischiamo di far sprofondare il nostro Paese ai livelli del Medioevo con un padre padrone che decide tutto e mette il bavaglio ai giornalisti”, ha detto il sindaco di Firenze Dario Nardella, a margine di un'iniziativa stampa di questa mattina.

Le dichiarazioni di Di Maio e Di Battista, ha aggiunto Nardella, "le trovo inqualificabili, offensive, sono definizioni che qualificano letteralmente chi le pronuncia. Bisogna avere rispetto per chi fa informazione, soprattutto da parte di chi non ha molta esperienza professionale, perché non ha mai lavorato (il riferimento è a Di Maio, ndr). Abbia rispetto per le migliaia di persone che onestamente lavorano in tutte le redazioni del nostro Paese”.

L'imbarazzante difesa dei 5 Stelle dopo le pesanti offese

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