Giornalisti in presidio: “'Infimi sciacalli e puttane'? No a censura e intimidazioni” / FOTO

Presidio di fronte alla prefettura dopo gli attacchi di Di Maio e Di Battista

Flash mob con oltre cinquanta giornalisti questa mattina di fronte alla prefettura di via Cavour, per dire #giulemanidallinformazione, dopo gli attacchi via social dei giorni scorsi del vicepresidente del consiglio e ministro del lavoro Luigi Di Maio e dell'ex deputato dei 5 Stelle Alessandro Di Battista.

“Non vogliamo essere esenti da critiche, possiamo fare errori. Siamo esserei umani, quello che è inaccettabile è l'insulto pesante e volgare, la caccia alle streghe, la svalutazione di una professione che è elemento di garanzia per la costruzione della democrazia”, dice Sandro Bartoli, il presidente dell'Ordine regionale dei giornalisti della Toscana, che ha organizzato il presidio insieme all'Associaizone Stampa Toscana, il sindacato dei giornalisti.

I post incriminati sono quelli di sabato scorso, messi on line da Di Maio e Di Battista dopo l'assoluzione della sindaca di Roma Virginia Raggi. "L'hanno trattata come una mafiosa, anzi peggio, perché i mafiosi, quelli veri, quelli che per anni hanno intrattenuto rapporti e frequentazioni con alcuni dei loro editori, non li hanno mai trattati così [...] hanno provato a colpirla come donna trattandola persino come una ragazza dissoluta, come una cortigiana moderna, come una sgualdrina. Le hanno appioppato una relazione sessuale dopo l'altra provando a colpirla nei suoi affetti, nella sua famiglia. [...] Oggi la verità giudiziaria ha dimostrato solo una cosa: che le uniche puttane qui sono proprio loro, questi pennivendoli che non si prostituiscono neppure per necessità, ma solo per viltà", ha scritto Di Battista in un lungo post.

"Il peggio in questa vicenda lo hanno dato invece la stragrande maggioranza di quelli che si autodefiniscono ancora giornalisti, ma che sono solo degli infimi sciacalli, che ogni giorno per due anni, con le loro ridicole insinuazioni, hanno provato a convincere il Movimento a scaricare la Raggi", recita invece una parte del post di Di Maio.

Epiteti che hanno scatenato la reazione di gran parte della stampa stessa. “E' molto grave, le parole contano tantissimo, bisogna saperle usare in particolare se si è al governo. Preoccupa – aggiunge Bartoli -, che in questa polemica si mettano in evidenza provvedimenti punitivi verso la categoria. C'è una semplificazione e brutalizzazione della dialettica che non è accettabile”.

“Basta insulti ai giornalisti, basta attacchi. Chiediamo il rispetto dell'articolo 21 della Costituzione, che sancisce la libertà di stampa. I giornalisti continueranno a fare il loro mestiere – aggiunge Sandro Bennucci, presidente dell'Ast -. La libertà di stampa, come ha detto ieri il presidente della Repubblica Mattarella, non ha prezzo. Chiediamo rispetto per chi fa informazione”.

Al presidio sono intervenuti, tra gli altri, anche il presidente della Regione Enrico Rossi, la vicesindaca Cristina Giachi, gli assessori comunali Federico Gianassi e Stefano Bettarini, il presidente del consiglio regionale Eugenio Giani e il consigliere regionale di Sì Toscana a Sinistra Tommaso Fattori.

Presidi simili si sono svolti in tutta Italia, di fronte alle prefetture dei vari capoluoghi di provincia. Nella lettera consegnata da Bartoli e Bennucci al prefetto di Firenze Laura Lega si denuncia il timore di "una vera deriva, che supera la censura e sfiora l'intimidazione con minacce di nuove leggi per 'regolare' l'editoria".

Nella lettera si chiede inoltre alle istituzioni di "tutelare il lavoro dei giornalisti, al servizio della società. Un lavoro svolto nel rispetto di quel dettato costituzionale che rischia di essere travolto da interessi di parte che mal si conciliano con l'inestimabile valore di un'informazione libera, indipendente e non messa volgarmente all'indice da chi governa”.

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