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Firenze "arancione" è un deserto: Giorgio e gli esercizi storici a un passo dalla chiusura

Asporto e domicilio insufficienti per sopravvivere: eccellenze pronte a mollare. Ma Tito continua la sua protesta e serve ai tavoli

Al calar del sole il coprifuoco rende Firenze un deserto. La botta finale l'ha data il passaggio alla zona arancione con le nuove limitazioni, soprattutto per le attività di ristorazione. Bar, ristoranti, pizzerie, gelaterie costrette a lavorare soltanto con l'asporto o con la consegna a domicilio. Una modalità che sta stretta ai proprietari delle attività.

Ci hanno provato a rimanere aperti lo stesso ma le restrizioni a cui sono sottoposti rischiano di costringerli a chiudere anche se la legge non lo prevederebbe esplicitamente. Insufficienza di clienti e insostenibilità economica sono le cause sempre più palesi.

Una situazione che riguarda molti esercizi storici, fra i più importanti, noti e frequentati in assoluto della città. E questo la dice lunga sulla crisi nera con la quale devono fare i conti in questa fase difficile le attività commerciali. Solo che fra pochi giorni Firenze, se la situazione rimarrà questa (e se peggiorerà, non ne parliamo neanche) rischia di rimanere con molte saracinesche abbassate.

La pasticceria Giorgio, per esempio, uno dei nomi più di prestigio, già dalla settimana prossima potrebbe chiudere. A confermarlo al Corriere Fiorentino sono gli stessi proprietari del locale aperto dal 1972. Con l'asporto non ce la fanno più. Hanno ancora tanti clienti che ordinano le loro delizie dolci da portare via. Ma non basta. Anche perché una fetta di clientela è preclusa dall'impossibilità di sconfinamento fra comuni. Un colpo basso per chi si trova al confine con un altro comune (Scandicci, in questo caso).

Sempre il Corriere ha portato alla luce la situazione di un'altra storica attività, la trattoria "La Casalinga" di San Frediano: 20 pasti da asporto non bastano per sopravvivere. Ma sono tante altri gli esercizi, anche nel centro storico e non solo di somministrazione, che meditano la loro chiusura per desertificazione della città.

Insieme a tanti imprenditori che starebbero per mollare ce n'è uno che non ne vuol sapere. E anzi che rilancia la battaglia contro le chiusure. E' "Momi" Mohamed El Hawi“, che gestisce i tre ristoranti "Tito" in via Baracca, via Alderotti e viale Europa. Nei giorni scorsi aveva lanciato il suo guanto di sfida contro le restrizioni del governo, invitando i ristoratori a rimanere aperti oltre le 18.

Oggi la sua protesta prosegue: nei giorni scorsi si è beccato una multa da 280 euro e un giorno di chiusura del locale. 24 ore dopo "Tito" ha riaperto e continua a servire al tavolo (rigorosamente a distanza e con le regole fissate dallo stesso governo) nonostante la zona arancione lo vieti anche a pranzo. Adesso rischia una multa ben più salata e la chiusura per 30 giorni, che scatterà se gli agenti si presenteranno di nuovo. Ma lui va avanti e dice: "Ho 50 dipendenti, lo faccio anche per loro".

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