'Campione Giusto': il parlamento omaggia Bartali, una mostra al via nel Giorno della Memoria

Ginettaccio contribuì a salvare centinaia di ebrei dallo sterminio nazifascista

"Celebrare il Giorno della Memoria significa rendere anche omaggio a chi trovò il coraggio e la determinazione di non voltarsi dall'altra parte. E si adoperò attivamente, spesso a rischio della propria vita, per salvare gli ebrei dallo sterminio. Per questa ragione, abbiamo voluto dedicare l'iniziativa odierna a Gino Bartali. Uno straordinario e intramontabile campione di ciclismo ma anche e soprattutto un uomo buono, coerente con la sua profonda fede e con i suoi ideali. Che ha fatto prevalere il senso di umanità, il rispetto della vita e dei diritti fondamentali, su ogni altra cosa".

Lo ha detto oggi il presidente della Camera, Roberto Fico, nel corso del suo intervento all'evento, in corso alla sala della Regina di Montecitorio, "Bartali campione Giusto".

"Già nel corso degli anni Trenta - ha ricordato Fico - Bartali aveva saputo resistere alle pressanti richieste del regime fascista di farne un proprio 'trofeo' da esibire a livello interno ed internazionale. Rifiutò sempre di iscriversi al Partito nazionale fascista".

"In occasione della vittoria del Tour de France del 1938 - ha proseguito il presidente della Camera -, evitò il saluto romano dal podio e una volta rientrato in Italia, rifiutò di indossare la camicia nera e fu per questo oscurato dai mezzi d'informazione. Questo suo atteggiamento fiero e coraggioso fu tollerato dal fascismo esclusivamente per la fama che aveva conquistato in patria e all'estero. Tra il 1943 e il 1944, durante l'occupazione nazista, Bartali divenne parte di una rete clandestina promossa dal cardinale Elia Angelo Dalla Costa e dal rabbino capo di Firenze Nathan Cassuto per nascondere gli ebrei, camuffarne l'identità con documenti e tessere falsi e consentirne la fuga".

E ancora, ha ricordato Fico, "Bartali percorse centinaia di chilometri di strade secondarie trasportando nel telaio della sua bicicletta documenti e fotografie falsi. Utilizzando la sua notorietà riusciva ad evitare i controlli che comunque non mancarono e ne misero a rischio la libertà e la vita stessa. Ospitò inoltre in un appartamento di sua proprietà una famiglia di ebrei fiumani in fuga. Contribuì così a salvare oltre 800 persone, secondo le stime più accreditate. Per quelle imprese generose e coraggiose gli è stata conferita, dopo la sua morte, la medaglia d'oro al merito civile del Presidente della Repubblica e nel 2013 è stato riconosciuto 'Giusto tra le Nazioni' dallo Yad Vashem. Nel 2018 gli è stata poi attribuita la cittadinanza onoraria di Israele".

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"Mai in vita Gino rivendicò i suoi meriti, anzi si rifiutò di parlarne quando fu interpellato, considerando - come abbiamo ascoltato dalla sua viva voce - che il bene si fa per rispondere alla propria coscienza, per il suo valore intrinseco, non per raccontarlo", ha ricordato Fico, ringraziando i direttori del Museo del ciclismo Gino Bartali di Firenze e del Museo della memoria di Assisi presenti al convegno "per aver consentito di allestire questa piccola ma preziosa mostra ('Bartali Campione Giusto') che sarà aperta a tutti i cittadini, alla Camera dei Deputati, a partire dal 27 gennaio - in coincidenza con il Giorno della Memoria - sino a domenica 2 febbraio per Montecitorio porte aperte".

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