Cronaca

Funaro contestata fuori dal carcere di Sollicciano, costretta ad andarsene

La sindaca ha visitato la struttura dopo la drammatica morte di un ragazzo detenuto di appena venti anni

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"Le condizioni strutturali di Sollicciano sono sempre più drammatiche e dal governo mi aspetto un'attenzione particolare perché la situazione deve essere risolta. Non c'è più tempo". La morte del detenuto di 20 anni, Fedi, suicidatosi ieri "è un fatto drammatico e non vorrei che quanto successo dopo", cioè la protesta dei detenuti, "lasciasse in disparte questa che è la notizia più pesante e brutta. Sono troppi i suicidi in carcere, è necessario lavorare sulla prevenzione e sulle condizioni di vita all'interno del carcere".

Così la sindaca Sara Funaro, all'uscita, questa mattina, dalla visita al carcere di Sollicciano, dove ieri si è consumata l'ennesima tragedia, il suicidio di un ragazzo detenuto di appena 20 anni e che sarebbe dovuto uscire tra poco più di un anno. "Lo dico da sempre, il carcere dovrebbe essere rifatto completamente", ha aggiunto la sindaca, che nella visita è stata accompagnata da tre parlamentari toscani: il segretario regionale del Pd Emiliano Fossi, il collega di partito Federico Gianassi e Andrea Quartini, coordinatore provinciale del Movimento 5 Stelle.

I quattro, nella conferenza stampa di fronte alla struttura, sono stati contestati da un gruppo di almeno una decina di giovani. "Vergogna, vergogna. Non ci sono i medici, nel carcere manca l'acqua e anche voi siete responsabili. Trovate soluzioni, prima rimettete l'acqua e poi parlate. Da destra a sinistra, siete tutti responsabili", alcune delle frasi della contestazione, durata diversi minuti e che ha costretto la sindaca, scortata dalla Digos, a recarsi all'auto di servizio e abbandonare il presidio.

Sul posto, per la conferenza stampa lanciata dal presidente della camera penale Luca Maggiora, erano presenti anche numerosi esponenti delle principali associazioni che si occupano di assistenza ai detenuti, come Pantagruel, L'Altrodiritto e altre.

"Martedì sono stata a Sollicciano. I detenuti mi hanno fatto vedere i morsi sulle braccia e dei barattoli pieni di cimici raccolte per denunciare lo stato delle celle. Non hanno avuto l'acqua per tre giorni. E questa è una cosa inaccettabile. Ci sono più di 70 ragazzi appena maggiorenni e non è accettabile che stiano in un luogo come Sollicciano. Non capisco come faccia l'Asl stessa, perché lì non ci può vivere nessuno. Neppure gli animali, con tutto il rispetto per gli animali", denuncia Fatima Benhijji, presidente dell'associazione Pantagruel.

"A Sollicciano non c'è nulla che alimenti la speranza e quindi la vita dei detenuti. Manca l'acqua, c'è un caldo terribile, un sovraffollamento inaccettabile, insetti di ogni tipo. Non ci sono laboratori o servizi che insegnino un lavoro collegato con le aziende esterne che diano la speranza per il futuro. Come ho ribadito più volte andrebbe immediatamente chiuso", dice il garante per i diritti dei detenuti della Toscana, Giuseppe Fanfani.

Il garante fiorentino dei detenuti, Eros Cruccolini, lancia invece un comitato civico per Sollicciano. "Per non far rimanere solo chi si occupa costantemente di carcere abbiamo pensato di costituire, a Firenze, un comitato civico per l'emergenza di Sollicciano. Serve una forte integrazione tra chi si occupa di carcere, chi lavora per i detenuti e i cittadini, le associazioni che svolgono altri ruoli. In questo momento, infatti, c'è bisogno di una forte aggregazione per riuscire a far capire alcune necessità indispensabili. Il provvedimento uscito dal governo non interviene assolutamente sul tema del sovraffollamento e questo vuol dire non aver capito la vera emergenza. Con due anni di indulto porteremmo fuori 15mila persone, ovvero il sovrannumero che abbiamo attualmente in scala nazionale", spiega Cruccolini.

"Faccio un appello pubblico al ministro Nordio e la presidente Meloni: vengano con me dentro Sollicciano per vedere cosa è realmente questo carcere. Lo faccio senza retorica, né artifici alcuni. Se quello che diciamo è sbagliato, e saranno loro a verificarlo personalmente, mi assumerò tutte le responsabilità. Ma se anche una delle cose che stiamo dicendo da anni è vera, e lo è, allora loro dovranno assumersi delle responsabilità. Quanto accaduto ieri è l'ultimo atto di una lunga scia tragica, visto che dall'inizio dell'anno siamo già a 53 persone che in Italia si sono tolte la vita in carcere. Questo non è più tollerabile e dipende unicamente da una non scelta politica. Anche nell'ultimo decreto che parrebbe uscire dal governo non c'è spazio per le richieste che avanziamo da tanto tempo. Ci vuole una riforma decisa e decisiva. Abbiamo dei morti affidati alla tutela dello Stato. E quando lo Stato non riesce a garantire la vita delle persone è responsabile della loro morte. È un dato drammatico, ma purtroppo questa è la verità: si suicidano perché non sono in grado di stare degnamente e dignitosamente in una struttura carceraria", così Luca Maggiora, presidente della Camera penale, ricordando come le drammatiche condizioni all'interno delle strutture carcerarie colpiscono anche la polizia penitenziaria, che con il sindacato Uilpd oggi parla, in merito all'ultimo decreto del governo, di un "provvedimento farsa, inutile a risolvere la gravissima emergenza in atto. Anche Acli Toscana in una nota parla di “situazione inaccettabile" e di una "emergenza che chiama in causa tutti". Nel tardo pomeriggio di ieri decine di detenuti di Sollicciano, di almeno due sezioni, dopo aver appreso della notizia della morte di Fedi hanno fatto partire una protesta, con lenzuola bruciate alle finestre e striscioni, durata diverse ore e rientrata solo durante la notte.

La rivolta dei detenuti dopo l'ennesimo suicidio / FOTO - VIDEO

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