Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

Reati fallimentari e tributari: 29 arresti e sequestro da 40 milioni di euro

Operazione della guardia di finanza contro una maxi frode al fisco in varie province. Nel mirino le pelleterie cinesi fiorentino-pratesi. Contestata l'asssociazione a delinquere

Da questa mattina il comando provinciale della guardia di finanza di Firenze sta procedendo, con la collaborazione di altri reparti, nelle province di Firenze, Arezzo, Prato, Grosseto, Rovigo e Vibo Valentia, all’arresto di 29 persone ritenute a vario titolo responsabili di un’associazione criminale e della commissione di reati fallimentari e tributari.

In corso il sequestro di ingenti patrimoni, per oltre 40 milioni di euro, somma ritenuta provento illecito della commissione a vario titolo dei reati di associazione per delinquere, bancarotta fallimentare e di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

False fatture: 16 indagati

L'operazione si iscrive nell’ambito di un’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Luca Tescaroli e dal sostituto procuratore Fabio Di Vizio della procura di Firenze, diretta dal procuratore capo Giuseppe Creazzo. Le misure cautelari sono firmate dal gip del tribunale fiorentino Gianluca Mancuso, che ha disposto 5 custodie cautelari in carcere, 24 arresti domiciliari e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Le perquisizioni si stanno sviluppando presso una sessantina di siti produttivi cinesi del distretto economico fiorentino e pratese, con l’ausilio di ispettori della direzione provinciale Inps di Firenze, del dipartimento di prevenzione, igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro, dell’azienda sanitaria locale Toscana-Centro e del reparto operativo aeronavale della guardia di finanza di Livorno.

L'indagine

L’ordinanza adotta la misura cautelare in carcere per 5 consulenti, appartenenti a uno studio associato, condividendo pienamente gli esiti delle indagini e le richieste formulate dalla Procura della Repubblica di Firenze che, tra l’altro, attribuiscono ai professionisti la gestione in via associata di un’attività professionale consulenziale consapevole degli illeciti compiuti da innumerevoli imprese ricondotte a 24 imprenditori di origine cinese, tutti
contestualmente tratti agli arresti domiciliari in quanto considerati i titolari “di fatto” delle aziende, perlopiù operanti nel settore della produzioni di articoli di pelletteria che, attraverso il cosiddetto meccanismo “apri e chiudi”, si sottraevano sistematicamente e su ampia scala, al pagamento delle imposte. L’indagine ha portato inoltre a deferire all’autorità giudiziaria anche la moltitudine di soggetti cinesi titolari formali di oltre 80 imprese coinvolte e la procura della repubblica di Firenze a promuovere istanza di fallimento nei confronti di 19 imprese, di cui 16 sono già state dichiarate fallite per i rilevanti debiti erariali accumulati negli anni, quantificati in oltre dieci milioni di euro.

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L’attività investigativa prende il via da un’analisi ad ampio spettro condotta su più livelli dalla guardia di finanza nei confronti di aree del distretto tessile e della pelletteria fiorentino-pratese che ha confermato l’operatività delle molteplici ditte individuali riconducibili a soggetti di origini cinesi, accomunate dal rispetto formale degli obblighi dichiarativi sia fiscali che contributivi, a fronte del quale sono tuttavia emersi consistenti esposizioni debitorie maturate nel tempo nei confronti dell’Erario, nonché da una estrema brevità del “ciclo di vita” operativo, che si attesta su una media di circa tre anni e che risulta funzionale a eludere il sistema dei controlli.

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Di norma, ditte individuali aperte con procedura e adempimenti semplificati rispetto ad altre forme giuridiche societarie, che si succedono in sequenza, nel tempo, nei medesimi luoghi e con le stesse attrezzature e nelle quali non si ha coincidenza tra l’imprenditore formalmente individuato, spesso irreperibile all’attivazione dei controlli ispettivi, e quello reale, apparentemente del tutto estraneo all’impresa o talvolta inquadrato come semplice dipendente di essa. L’interposizione di un prestanome nell’azienda consente all’effettivo dominus dell’impresa di esercitare l’attività senza far fronte ai significativi debiti tributari, al riparo da immediate responsabilità, ricostruibili solo attraverso articolate e complesse indagini quale quella portata a termine con l’operazione odierna dalle fiamme gialle fiorentine sotto la direzione della procura della repubblica di Firenze.

L’operazione s’inquadra nelle linee strategiche d’azione del corpo volte al contrasto dei fenomeni illegali più gravi, a tutela del mercato e degli imprenditori onesti, e integra, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Firenze, indagini di polizia giudiziaria e investigazioni di polizia economico-finanziaria che vengono svolte anche cautelando, a garanzia dei crediti erariali, i patrimoni accumulati.

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