Forteto, vittime e testimoni: "Abbiamo denunciato e ora ci licenziano"

Rivelazione shock: "Ci stanno escludendo da soci". L'avvocato: "Ritorsione". Il sostegno della politica

La vicenda Forteto continua a far discutere. L'ultima è la procedura di esclusione da soci che sarebbe stata avviata per alcune vittime. Un fatto che nei giorni scorsi era stato paventato da un'interrogazione alla Camera dei Deputati presentata da Giovanni Donzelli (Fratelli d'Italia), che aveva chiesto al Ministro e Vicepremier Luigi Di Maio di verificare chi ci fosse fra queste esclusioni.

Ieri in una conferenza stampa sono stati Grazia Vannucchi (parte civile al processo contro Fiesoli ed altri) e Gino Calamai (testimone che ha raccontato i gravi fatti accaduti al Forteto) a denunciare il fatto mettendoci la faccia. Con loro l'avvocato Andrea Coffari, che ha definito il licenziamento un "atto ritorsivo". In loro sostegno i consiglieri regionali Andrea Quartini (Movimento 5 Stelle), Paolo Bambagioni (Pd), Jacopo Alberti (Lega), Paolo Marcheschi (Fratelli d'Italia), oltre allo stesso Donzelli.

I due hanno raccontato di essere stati cacciati con obbligo di non rivelarlo e di averci pensato più volte prima di denunciarlo. "Abbiamo sofferto molto, ancora patiamo per quello che abbiamo vissuto e subito", hanno spiegato in conferenza stampa. In tutto le vittime o testimoni coinvolte dai procedimenti, da quanto si apprende, sarebbero sei. Non è chiaro invece se fra i 34 esclusi complessivi ci siano anche alcuni di coloro che, invece, hanno testimoniato a favore della difesa, o delle persone sottoposte a processo che ancora oggi lavorano e vivono nei locali della cooperativa.

"La nuova richiesta di commissariamento a Di Maio è un atto bipartisan" ha detto Quartini, dicendosi convinto che si arriverà a breve al provvedimento. Bambagioni, già presidente della seconda commissione regionale su il Forteto, ha ricordato di aver indirizzato al Ministro, appena insediato il nuovo governo, una richiesta di intervento.

Da tutti un invito a commissariare, compresa la Cgil che in una nota ha ieri rinnovato l'invito. Ma anche calendarizzare al più presto la discussione sulla legge per l'istituzione di una commissione d'inchiesta parlamentare, già approvata da due mesi e mezzo al Senato ma mai arrivata a Montecitorio.

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