Caso Forteto: per l'associazione delle vittime si tratta di una "setta"

E' stato il presidente dell'associazione, Sergio Pietracito, a lanciare l'accusa in Regione: "Da parte delle istituzioni leggerezze nell'approccio nel seguire i bambini affidati"

Il caso Forteto una volta esploso ha fatto molto chiasso. Poi la vicenda, anche se ripresa dai media in più occasioni, si è leggermente affievolita. Fino ad oggi, quando il presidente dell'associazione 'Vittime del Forteto' Sergio Pietracito, ascoltato oggi dalla commissione d'inchiesta del Consiglio regionale della Toscana, sull’attività di affidamento dei minori a comunità e centri di accoglienza, non ha lanciato una vera e propria bomba: “Il Forteto è una vera e propria setta'' e ''da parte di alcune istituzioni ci sono state delle leggerezze nell'approccio nel seguire i bambini affidati. Il Forteto veniva esibito come una sorta di paradiso e per questo la leggerezza è stata conseguente. Hanno preso in giro tutti”.

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''Oggi l'indagine è ancora in corso - ha aggiunto - e Rodolfo Fiesoli dagli arresti domiciliari a Rosignano (Livorno) è stato spostato a Pelago, a due passi dal Forteto. Non è ai domiciliari ma può uscire purché rimanga confinato nel comune e pensiamo che possa anche vedere i suoi adepti''. Secondo Pietracito ''il Forteto è una vera e propria setta, e lo dimostra anche il comportamento che hanno adesso queste persone nei confronti di chi ha fatto denuncia. Anche stamani - ha detto ancora - una persona, che lavora al Forteto e che ha denunciato il suo padre affidatario che a 12 anni gli faceva letteralmente violenza, ha ricevuto una raccomandata con un'applicazione, ovvero richiamo, per un'assenza dal lavoro di 15 minuti. E' il secondo richiamo che riceve e con il terzo si viene licenziati''. Come Fiesoli si ''e' riavvicinato'' al Forteto, ha proseguito, ''succedono queste cose''.
 

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