Forteto, Bindi: "Se ne occupi il Parlamento, contate su di me"

La presidente dell'Antimafia in commissione regionale: "Mai fatto visita alla comunità"

Ha chiesto di essere ascoltata dalla commissione regionale d'inchiesta sul Forteto per smentire, una volta per tutte, di aver fatto visita alla comunità-cooperativa. Ma poi ha anche garantito il suo impegno perché anche il Parlamento lavori alla ricerca della verità sulla comunità degli abusi. La presidente della commissione antimafia Rosi Bindi si è presentata ieri in Consiglio regionale: "Non sono mai stata, neppure una volta, a far visita al Forteto - ha sottolineato - se ci fossi stata, questo non avrebbe significato sicuramente nulla dal punto di vista dei rapporti, delle complicità con quanto lì si è verificato, ma non ci sono neppure stata, non so dov’è, non conosco le persone di quella comunità".

“Il mio nome risulta assente anche dalla documentazione prodotta dall’associazione delle vittime del Forteto - ha aggiunto - sono finita in mezzo a questa vicenda per un’unica dichiarazione rilasciata alla prima commissione d’inchiesta sul Forteto (quella che lavorò tra il 2012 e il 2013, ndr). E sono finita dentro una strumentalizzazione, non mi piace vedere il mio nome nei titoli dei giornali per questo. Mi ha dato ancor più fastidio essere stata inserita nella lista dei possibili testimoni della difesa nel processo, poi ovviamente non sono stata chiamata. Dalle smentite sono passata anche alle querele, ma siccome questa informazione priva di ogni fondamento ha ricominciato a girare sul web, nei blog, chiedo alla vostra commissione un pronunciamento chiaro nella relazione finale, per sanare definitivamente questo errore”.

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La vicenda del Forteto, ha aggiunto Rosi Bindi, “è davvero brutta, conferma che nel nostro paese mancano criteri di lettura delle politiche sociali. Sarà doveroso da parte di tutti noi, soprattutto i parlamentari toscani, non lasciar cadere questo lavoro (della commissione d'inchiesta ndr), anche per impedire che certi errori si ripetano, senza dover tutte le volte aspettare le sedi giudiziarie per affermare le responsabilità, tanto più quando di mezzo ci sono i bambini. Penso ad esempio al lavoro della commissione parlamentare per l’infanzia – ha detto ancora in commissione – alla quale vi invito a consegnare i risultati finali del vostro lavoro”. Un fatto importante dopo che anche il Partito democratico toscano, recentemente, ha espresso un'apertura all'ipotesi di commissariamento: “Se sarà individuata come la strada migliore da intraprendere, contate sul mio appoggio, anche se credo che al Ministero non mancheranno gli elementi per valutare”.

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