Forteto, governo alla prova dei fatti: "Intervengano Di Maio e Bonafede"

L'ex presidente della commissione d'inchiesta Bambagioni scrive una lettera. E Quartini (M5S) lo appoggia

Sollecitare il commissariamento della cooperativa Il Forteto, approfondire le ragioni della scarcerazione di Rodolfo Fiesoli e accelerare la celebrazione del processo affinché ritorni quanto prima in carcere. Sono le richieste contenute in due lettere distinte indirizzate rispettivamente al ministro del Lavoro Luigi Di Maio e a quello della Giustizia Alfonso Bonafede da Paolo Bambagioni, consigliere regionale del Pd e già presidente della seconda commissione d’inchiesta regionale sul Forteto, insieme ad Andrea Quartini (M5S), ex membro della commissione 

“Rispetto le decisioni dei tribunali, ma, anche ripensando alla ricusazione del giudice poi fortunatamente revocata, qualche cattivo pensiero mi viene. Per questo – ha spiegato Bambagioni - auspico che il ministro Bonafede, cresciuto a Firenze, possa intervenire per sollecitare un’accelerazione del processo".

"C’è poi la questione della cooperativa, con alcuni soci lavoratori che hanno avuto il coraggio di denunciare costretti a lavorare con la vecchia gestione". Bambagioni ha ricordato che un'ispezione promossa dal governo Letta si concluse con una richiesta di commissariamento per "gravi irregolarità nelle buste paga, negli stipendi, soci costretti a ‘sottoscrivere inconsapevolmente strumenti finanziari’, oltre a ‘un atteggiamento discriminatorio verso i soci usciti dalla coop’ dopo l'emergere degli scandali".

"Adesso speriamo in una sensibilità politica diversa e confidiamo nell’intervento del governo. La senatrice Bottici (Moimento 5 Stelle) - ha riferito Bambagioni - si è resa disponibile a sensibilizzare i ministri e favorire un incontro, e inoltre facciamo affidamento anche sui deputati Stefano Mugnai e Giovanni Donzelli, che hanno richiesto una commissione d’inchiesta parlamentare”.

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Il presidente dell'Associazione vittime del Forteto Sergio Pietracito ha ricordato come "dopo 15 condanne nessuno dei colpevoli sia in carcere, tutti vivano nelle case della cooperativa e molti siano ancora soci". “E’ necessario che si intervenga per togliere la cooperativa dal controllo della comunità - ha sottolineato il socio dissidente Gino Calamai - in attesa del commissariamento della cooperativa, da noi richiesto all’assemblea dei soci del 14 giugno scorso, sollecitiamo le dimissioni del consiglio d’amministrazione e l’istituzione di un cda di garanzia. Legacoop e Confcooperative facciano un passo indietro e agevolino il cambiamento".

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