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Mercoledì, 10 Agosto 2022
Cronaca

"Non ricordo": l'ex Sottosegretario fugge alle domande sul Forteto. "Nessuna pressione da politica e magistrati"

In commissione parlamentare il deputato di Italia Viva Cosimo Ferri non chiarisce chi bloccò commissariamento inchiesta

"Non ricordo". E' la risposta principale che ha dato in Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso il deputato toscano eletto nel Pd e oggi di Italia Viva Cosimo Ferri, chiamato in audizione per spiegare la posizione che il governo assunse alla Camera, nel 2015, esprimendosi con parere negativo sulle mozioni che chiedevano il commissariamento del Forteto e l'istituzione della Commissione d'inchiesta parlamentare. 

Prima di finire sotto i riflettori per la bufera sul caso Palamara, Ferri era stato dal maggio 2013 al giugno 2018 sottosegretario alla Giustizia. E fu proprio lui a presentarsi in aula a rappresentare l'esecutivo guidato da Matteo Renzi. Ferri si è presentato in commissione ma con i suoi silenzi non ha fornito elementi utili per approfondire.

Un fatto che lasciò perplessi, alla luce delle due commissioni regionali d'inchiesta e della sentenza del tribunale di Firenze che condannò Fiesoli e altre 15 persone per gli abusi. "C'era un tema di tenere distinti questi due profili, per valutare se fossero distinte" le attività economiche "da fatti di una gravità inaudita". Una vecchia tesi, quella della differenziazione fra la cooperativa e la comunità, ripetuta per anni da chi ha tergiversato ad intervenire per risolvere la situazione, e smentita dalle stesse sentenze.

Ferri nel luglio 2015 prese la parola in aula e parlò a nome del governo, ma fu egli stesso ad assumere quella scelta o si fece portavoce della decisione di qualcun altro nel governo o nella maggioranza che lo sosteneva? Un dubbio irrisolto da sei anni e mezzo, che così rimane tale.

"Di solito mi rapportavo con il mio Ministro (Orlando ndr), non mi ricordo chi assunse quella scelta", ha sottolineato. Comunque "col Ministro o con la struttura, cioè il capo di gabinetto. - ha aggiunto - Non so se ci fossero state delle riunioni, non ricordo pareri del Ministero dello Sviluppo economico". "Per noi era un passaggio importante, - ha proseguito Ferri - aspettavamo le motivazioni della sentenza", poi "saremmo arrivati nel giro di poco a commissariare. In quel momento mancavano degli elementi".

Nel merito della mozione, Ferri ha ricordato che il governo espresse parere favorevole su un altro atto, della deputata Bechis, che chiedeva comunque un controllo sul Forteto. La mozione fu approvata ma permise al governo di proseguire nella linea del "no" al commissariamento e alla commissione d'inchiesta. Provvedimenti arrivati solo dal 2018 con il governo "gialloverde".

Stimolato sulla questione da un altro deputato toscano, Giovanni Donzelli di Fratelli d'Italia, Ferri ha escluso di aver mai parlato del Forteto con il Ministro del lavoro, Giuliano Poletti, tirato in ballo in quanto per lunghi anni a capo di Legacoop, centrale di cui faceva parte il Forteto.

Così come ha "escluso categoricamente" che magistrati del tribunale del minori o fiorentino avessero esercitato pressioni o addirittura interloquito con il Ministero della Giustizia. che fu scelto per riferire in aula al posto di altri ministeri con maggiori competenze nello specifico, come il Mise, che ha potere di controllo sulle cooperative.

In commissione c'è stato anche uno scontro con la senatrice Laura Bottici del Movimento 5 Stelle, che lo ha incalzato rispetto al parere del governo da lui espresso, in seguito al quale Ferri ha sbottato innervosito: "Vi interessano i fatti del Forteto o la strumentalizzazione politica?"

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