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Cronaca

Quarta ondata, allerta nei reparti Covid: "Pronto un piano di emergenza, vaccini e saggezza per evitare di usarlo"

Anche negli ospedali di Firenze i casi più gravi sono fra i non vaccinati: "E la terza dose è importante": parla il direttore di malattie infettive di Ponte a Niccheri

L'approvazione da parte del governo dell'obbligo vaccinale per alcune categorie e l'istituzione del Super Green Pass sono provvedimenti assunti nell'ottica di provare a prevenire una nuova ondata di Covid. Ma non sono questi gli unici strumenti per combattere la malattia. C'è davvero il rischio che la nostra sanità torni in sofferenza, come già accaduto in quest'ultimo anno e mezzo? Ce lo dice il dottor Massimo Di Pietro, direttore malattie infettive dell'ospedale di Ponte a Niccheri.

Dottor Di Pietro, anche a Firenze la maggioranza delle persone che entrano in ospedale non è vaccinata?

"La stragrande maggioranza. E sono quelli più gravi. In questo momento ne ho tre gravissimi che sono prossimi ad andare in terapia intensiva, L'efficacia dei vaccini è indubbia".

Perché vaccinarsi resta l'arma più importante?

"Non possiamo continuare a vivere con questa circolazione del virus. Oggi gli italiani vaccinati sono circa l'80%, il che significa che c'è una grande percentuale di persone scoperte e quindi suscettibili. Quindi il virus continua a circolare molto".

E quindi come dobbiamo comportarci?

"Dobbiamo continuare a mettere in pratica le regole sagge che stiamo raccomandando dall'inizio della pandemia. Distanziamento, mascherine, attenzione ai luoghi affollati. E non dimentichiamoci un accurato lavaggio delle mani. Dobbiamo sempre pensare che di fronte a chiunque di noi potrebbe esserci un infetto: il modo migliore per proteggersi è quello di considerarsi sempre a rischio".

Quanto è importante la terza dose ed aver anticipato la possibilità di farla a cinque mesi dalla seconda?

"Sono assolutamente favorevole, io l'ho fatta un mese fa. Sono numeri che non si possono osservare da un singolo ospedale ma solo su scala nazionale ed hanno confermato questa necessità".

Ad alcuni soggetti come terza viene somministrata metà dose di Moderna...

"Sì, penso che le attuali indicazioni del Comitato tecnico scientifico sulla dose intera di Pfizer, metà Moderna o di un altro vaccino a vettore virale come Astrazeneca o Johnson, sia corrispondente. Ma per i numeri e per i tempi stretti non possiamo personalizzare al massimo la vaccinazione".

E sulle cure, ci sono stati passi in avanti?

"In un anno e dieci mesi di pandemia abbiamo studiato una serie di farmaci, grazie all'industria che ha lavorato rapidamente. Oggi abbiamo gli anticorpi monoclonali e anche terapie orali con antivirali diretti che vanno somministrati nei primissimi giorni dell'infezione. E presto potremo utilizzare gli anticorpi monoclonali anche come cure preventive. Nessuno di questi rappresenta la panacea: riusciamo a fronteggiare l'emergenza solo se sommiamo i vaccini, i comportamenti corretti e le terapie profilattiche o precoci".

Una nuova crescita dei contagi ad un mese dal Natale quanto preoccupa? Come ci si prepara negli ospedali?

"In questo momento bisogna dire che non siamo "affogati", il numero di ricoverati è basso. Su 240-250 posti letto noi ne abbiamo 60-70 occupati. Ma se da domani calasse improvvisamente l'attenzione sulle precauzioni che stiamo prendendo, il rischio tornerebbe. Non so se sfonderemo questa soglia, in ogni caso l'Azienda sanitaria ha già un piano di emergenza pronto. Ci auguriamo che non sia necessario predisporlo". 

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