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Sabato, 15 Giugno 2024
Cronaca

Un barcone preso a 15 anni in fuga dall'Africa, ora gioca nella Fiorentina: il sogno di Musa si avvera

Fuggito dalla Costa d’Avorio per giocare a pallone, adesso si allena con la Fiorentina

Se n’è andato da casa a soli 15 anni, lasciando mamma, quattro fratelli e tre sorelle, per inseguire un sogno: giocare a pallone. Lì ad Abidjan, capitale della Costa d’Avorio, non poteva perché il patrigno (ha perso il padre che era appena 12enne) era contrario: doveva lavorare con lui nei campi, non perdere tempo con il calcio. “Ero stanco di essere punito o maltrattato ogni volta e inoltre non mi andava di inguaiare mia mamma”.  E così la decisione di partire, per costruirsi, grazie alla sua fortissima passione, un futuro migliore. La determinazione a Musa non manca. “È la mia ossessione, sono focalizzato solo su questo. Voglio arrivare in serie A”, dice in francese, anche se ogni mattina va a lezione di italiano. “Gioco a centrocampo - puntualizza - sono un mediano e il mio idolo è Tonali”.

A primavera dello scorso anno la partenza verso l’Italia: sei mesi in viaggio, senza amici né conoscenti, attraversando il Mali in bus, quindi Niger, Algeria, e Tunisia, quasi cinquemila chilometri. Lavorando ora come carpentiere, ora come addetto alle pulizie per guadagnare un po’ di soldi e pagare i trafficanti. Poi l’imbarco a Sfax, insieme a una quarantina di persone e, dopo due giorni in mezzo al mare, finalmente a ottobre l’approdo in Sicilia grazie al soccorso di una nave Ong.

Qualche mese e si fa notare per la bravura con il pallone, tanto da esordire in Promozione con una squadra della provincia di Enna. Ma non dura: “Avevano promesso di pagarmi, così potevo mandare un po’ di soldi a casa, a mia mamma. Invece non ho mai visto niente e poiché non mi trovavo bene con quella società anche per altri motivi, sono ripartito”. A fine aprile prende bus e treno insieme a un giovane connazionale, ma le strade si dividono: arrivano a Firenze e Musa non ha più soldi per andare oltre, l’amico prosegue verso la Francia dove vivono alcuni parenti. Per puro caso, insomma, deve fermarsi qui.

Alla stazione di Santa Maria Novella viene “intercettato” dalle forze dell’ordine, quindi l’inserimento al Cas di San Donnino. E qui comincia un’altra storia. “Dopo tre giorni ho visto un campo da calcio e sono rimasto fulminato. C’erano tanti ragazzi e mi sono avvicinato per giocare anche io. Un signore che era lì però mi disse che non potevo, non funzionava così, invitandomi comunque a tornare per fargli vedere quello che sapevo fare”. Il signore era il babbo di Francesco Flachi, Giampaolo, che di talento se ne intende. E infatti lo segnala alla Fiorentina. “Mi promise che la settimana successiva mi avrebbero chiamato. È stata la settimana più lunga, il tempo non passava mai. Poi in realtà mi telefonarono prima del previsto per andare a fare dei provini, tre partite in tre giorni”. Provini andati bene, quindi i primi allenamenti e adesso, dopo il raduno al Viola Park, il ritiro con la Fiorentina Under 18 a Barberino del Mugello: “Sono emozionatissimo”, mentre stropiccia con una mano la giacca gigliata che indossa nonostante il gran caldo.

Nel frattempo il Cas di San Donnino è stato chiuso dopo le proteste dei residenti, Musa trasferito insieme agli altri migranti in una struttura analoga a due passi dall’Ikea e infine in un alloggio di un’associazione che si occupa di minori stranieri non accompagnati, dove si trova tuttora. Piccoli “scombussolamenti” che non hanno minimamente intaccato il suo sogno. “È anche quello di mia mamma - sorride - Ogni volta che la sento dice che prega tanto per me…”.

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