Lunedì, 15 Luglio 2024
Verso la sentenza

Fine vita, Marco Cappato: “Il Governo si costituisce alla Consulta per la nostra condanna”

Insieme a Chiara Lalli e Felicetta Maltese rischia fino a 12 anni di carcere per aver accompagnato in Svizzera Massimiliano, 44enne toscano

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Per la seconda volta, dopo la vicenda di Dj Fabo, la Corte costituzionale sarà chiamata a esprimersi sul “suicidio medicalmente assistito”. Il caso riguarda Massimiliano, 44enne di San Vincenzo affetto da sclerosi multipla, accompagnato in Svizzera con un atto di disobbedienza civile, da Marco Cappato, Chiara Lalli e Felicetta Maltese, che si autodenunciarono al loro ritorno in Italia ai carabinieri di Firenze, finendo quindi indagati. Mercoledì prossimo, 19 giugno, l’udienza alla Consulta, dopo che il gip del Tribunale fiorentino ha sollevato questione di legittimità costituzionale.

Nel caso di dj Fabo la Corte costituzionale stabilì che, per poter accedere legalmente all’aiuto medico alla morte volontaria, la persona  deve essere in possesso di determinati requisiti: essere capace di prendere decisioni libere e consapevoli, essere affetta da patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che reputa intollerabili e che sia dipendente da trattamenti di sostegno vitale.

“Massimiliano non era dipendente da un trattamento di sostegno vitale inteso in senso restrittivo (come per esempio la ventilazione meccanica), nonostante fosse totalmente dipendente dall’assistenza di terze persone per sopravvivere. Per questo avrebbe potuto incontrare ostacoli nell’accedere all’aiuto medico alla morte volontaria in Italia così come disciplinata dalla sentenza della Consulta 242/19”, sottolineano dall’associazione Luca Coscioni.

Nel frattempo oggi il Governo è sceso in campo, chiedendo che la questione di legittimità costituzionale sia dichiarata inammissibile o, in subordine, infondata, fanno sapere ancora in una nota,  “perché l’accoglimento della questione si risolverebbe – secondol’esecutivo – in uno stravolgimento, da parte della stessa Corte costituzionale, della sentenza n. 242 del 2019 “in senso irragionevolmente ed ingiustificatamente ampliativo”, così sostituendosi al Parlamento. “Secondo il Governo - proseguono dall’associazione Luca Coscioni - la materia del fine vita dovrebbe essere trattata dal Parlamento, fingendo di ignorare che, a oltre sei anni di distanza dal primo monito della Consulta (con l’ordinanza n. 207 del 2018), il Parlamento è rimasto inerte, incluso con l’attuale maggioranza di Governo”.

Se fosse confermata dalla Consulta una interpretazione restrittiva del requisito della presenza di trattamenti si sostegno vitale, Marco Cappato, Felicetta Maltese e Chiara Lalli rischiano una condanna che prevede la reclusione da cinque a 12 anni di carcere come previsto dall’articolo 580 del codice penale. 

“A nulla sono valse, evidentemente, le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che il 20 maggio aveva dichiarato ‘ultimamente su questo l’attività del Parlamento è lenta rispetto a quella della Corte costituzionale, che in questo senso sembra essere più realistica e sembra camminare in modo più veloce e anche in modo più pragmatico nel confronto col Parlamento’. In queste settimane e mesi si evoca spesso – non sempre a proposito – il fascismo e il post-fascismo. Mi auguro che ciascuna personalità e forza politica, sia di maggioranza sia di opposizione, sappia fare la differenza tra gestualità e simboli, da una parte, e norme del fascismo ancora in vigore, come l’articolo 580 del codice penale in base al quale il Governo spinge per la nostra condanna, dall’altra, e si comporti di conseguenza”, ha commentato Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni e rappresentante legale dell’associazione Soccorso civile.

“In ogni caso, con Chiara, Felicetta e gli altri disobbedienti, nel pieno rispetto della sentenza della Consulta, qualunque sarà l’esito, siamo pronti ad affrontare le conseguenze della nostra azione, e continueremo fino al raggiungimento dell’obiettivo di ottenere il pieno riconoscimento del diritto all’autodeterminazione alla fine della vita”.

Attualmente, Marco Cappato con altri disobbedienti dell’associazione Soccorso civile, risulta iscritto nel registro degli indagati presso le Procure di Bologna, Milano e Roma, per l’aiuto fornito anche ad altre persone malate che hanno fatto accesso alla morte volontaria assistita in Svizzera.

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