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Cronaca

8 donne toscane che hanno fatto la storia

Niente fiori né cioccolatini: il modo migliore per festeggiare le donne è raccontarle. Ecco i ritratti di 8 toscane straordinarie

Beatrice Portinari (1266 circa – 1290) 
Difficile trovare qualcosa che non sia già stato scritto o detto sulla musa di Dante, colei che ispirò la più grande opera letteraria di tutti i tempi. I critici sono abbastanza concordi nell'identificare il celebre personaggio della Divina Commedia nella figura storica di Beatrice Portinari, nota anche come Bice, figlia di Folco e maritata a Simone de' Bardi. 

Forse morta prematuramente di parto, Beatrice è stata la prima donna della storia a lasciare un segno indelebile nella letteratura italiana. Dante ripercorre le tappe fondamentali di questo amore ideale e simbolico nella “Vita Nova”, in cui il poeta racconta la sua esistenza rinnovata grazie all'esperienza dell'amore. Per poi renderla davvero immortale nella sua celebre Commedia. 

Plautilla Nelli (1524 – 1588)
Prese i voti a soli 14 anni, divenendo Suor Plautilla Nelli, sebbene la sua vera vocazione sia sempre stata l'arte, tanto da essere ricordata come la prima pittrice fiorentina della storia. Un talento straordinario, esercitato con fatica ed ostinazione: a causa della reclusione in convento ebbe sempre difficoltà nel riprodurre i corpi maschili tanto che, come scrive Vincenzo Fortunato Marchese, essa invece di «Cristi faceva Criste». 

Poche le opere che possono esserle attribuite con certezza: tra queste due si trovano a Firenze, rispettivamente nel Museo di San Marco, dove potrete osservare lo splendido Compianto sul Cristo morto, e all'interno del refettorio di Santa Maria Novella, che custodisce la sua Ultima Cena. 

Anna Maria Luisa de' Medici (1677-1743)
Conosciuta anche come l'elettrice palatina, Anna Maria Luisa fu l'ultima discendente della casata medicea. Prima di morire, siglò il Patto di Famiglia, che vietò a chiunque di portar via dalla Capitale e dallo Stato del Granducato “«…Gallerie, Quadri, Statue, Biblioteche, Gioje ed altre cose preziose (…) a condizione espressa che di quello è per ornamento dello Stato, per utilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei forestieri”. In poche parole, è a lei che Firenze deve il suo straordinario e inestimabile patrimonio artistico.

Corilla Olimpica (1727– 1800)
Il suo vero nome era Maria Maddalena Morelli, ma tutti la ricordano col suo celebre pseudonimo, che adottò nel 1771 quando entrò a far parte della prestigiosa Accademia letteraria dell'Arcadia di Roma. Pochi anni dopo ottenne dal papa l'assenso all'incoronazione di Poetessa laureata oltre al titolo di Nobile Romana, un'onorificenza che era spettata a letterati del calibro di Francesco Petrarca.  

Poetessa arguta e fine letterata, Maria Maddalena nacque a Pistoia e morì a Firenze, dopo una vita dedicata alla letteratura, sebbene spesso osteggiata dai detrattori che non videro mai di buon occhio il suo successo. A lei la scrittrice Madame de Staël si ispirerà per Corinna o l'Italia (1807), il suo romanzo più famoso.  

Anna Maria Enriques Agnoletti  (1907-1944) 
Sebbene nata a Bologna, ha vissuto a Firenze gli anni della giovinezza, e per Firenze è morta. Donna di valore e sacrificio, Anna Maria venne torturata nella famigerata Villa Triste di via Bolognese, per poi essere  fucilata insieme ai compagni partigiani nel bosco di Cercina il 12 giugno 1944.

Seguendo l'esempio del fratello Enzo Enriques Agnoletti, lottò per la libertà del Paese, scagliandosi contro la barbarie nazifascista. Diventando, a pieno titolo, una delle eroine indiscusse della Resistenza Toscana. 

Clara Calamai (1909 –1998) 
Molti la ricorderanno semplicemente come la mamma di Carlo in “Profondo rosso” (1975) di Dario Argento, l'ultimo ruolo che interpretò prima di morire, ma la pratese Clara Calamai è stata una dei volti più noti ed illustri del cinema italiano. Indimenticabile in Ossessione(1943) capolavoro neorealista di Luchino Visconti, così come in L'adultera (1946) di Duilio Coletti, l'attrice morì a Rimini alle porte del 2000. 

Margherita Hack (1922 – 2013) 
Si è spenta a Trieste, ma con Firenze e la Toscana tutta nel cuore, nell'accento, in quell'atteggiamento così espansivo e verace. Mente libera e geniale, questa signora delle stelle ha avuto una carriera strabiliante, costellata (è proprio il caso di dirlo) da onorificenze e incarichi prestigiosi, trasformando la divulgazione in un'arte gioiosa.

Professore ordinario di astronomia all'Università di Trieste fino al 1992, è stata la prima donna italiana a dirigere l'Osservatorio Astronomico di Trieste, incarico che ricoprì dal 1964 al 1987, trasformandosi, come disse Veronesi, in un'icona del pensiero libero e dell'anticonformismo e, aggiungiamo noi, di grande impegno sociale. Una donna straordinaria, animata da quella stessa passione che move il sole e l'altre stelle.

Oriana Fallaci (1929 – 2006)
Per lavoro girò il mondo, ma il suo ultimo desiderio prima di morire fu quello di trascorrere il poco tempo che le restava nella sua Firenze. Maledetta toscana di malapartiana memoria, voce e penna fuori dal coro, Oriana è stata una delle più grandi firme del giornalismo nostrano.

Una vita in prima linea fin dalla giovinezza la sua, quando appena bambina prese parte alla Resistenza, per poi diventare l'inviata di guerra più famosa della storia italiana. Cinica e ingenua come la sua “Penelope alla guerra”, Oriana era un Ulisse intrappolato in un corpo di donna, ben poco adatta a tessere la tela tra le mura domestiche,e sempre pronta ad espugnare Troia e le sue alte mura. Senza aver paura delle conseguenze.

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