Post coronavirus, tutti fuori e tornano anche le allergie

E' la stagione delle allergie ai pollini da graminacea, il direttore di allergologia e immunologia di Torregalli Donatella Macchia: “Seguire le terapie e vaccinarsi”

Dopo il lockdown e la quarantena forzata imposta dal coronavirus, si torna a vivere, più o meno. Per chi è allergico questa non è però la miglior stagione.

E' infatti questo il periodo dei pollini di graminacea, parietaria e olivo, e durerà fino a luglio, come spiega Donatella Macchia, direttore di allergologia e immunologia del San Giovanni di Dio – Torregalli.

“Ci sono vari tipi di allergia, lungo tutto il corso dell'anno. In questo periodo sviluppa sintomi chi è allergico a pollini di graminacea, parietaria e olivo. E' possibile che queste persone siano state meglio a marzo e aprile, ma questo è successo perché erano in casa e non hanno respirato i pollini”, dice Macchia.

Una diminuzione dei sintomi quindi, non dei malati, perché l'allergia, una volta manifestatasi e diagnosticata, di fatto ci si porta dietro per tutta la vita. E' una malattia dove ci vuole esposizione ai pollini affinché si producano sintomi.

“Gli allergici devono seguire le loro terapie. Se si segue la terapia prescritta dal medico specialistico si sta bene, anche se a molte persone una forma di allergia viene diagnosticata tardi perché i sintomi non sono stati presi in considerazione”, prosegue Macchia.

Un'allergia di fatto “può insorgere in qualsiasi fascia di età”, ma “nel momento in cui si fa la diagnosi purtroppo l'allergia dura tutta la vita, per questo è importante fare la terapia ogni volta che lo specialista dice di farla, se no non si riesce a contenerla. Poi gli alti e bassi e bassi nella sintomatologia dipendono dall'esposizione e da quanto ci si cura”.

Negli ultimi in anni in Italia e in tutto il mondo è aumentato il numero di persone colpite da una forma di allergia. “Questo è legato tra le altre cose alla maggiore esposizione all'inquinamento, che favorisce la concentrazione dei pollini. Ma anche al fatto che ci si ammala meno di alcune malattie, come la tubercolosi e malattie infettive della fascia pediatrica, e allora è più facile che venga fuori la malattia allergica”, spiega la dott.ssa Macchia.

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In Toscana circa il 20% della popolazione soffre di una qualche forma di allergia. Esistono i vaccini? “Certo, ed è consigliabile farli, anche perché – conclude il direttore di allergologia -,  vaccinando per 4-5 anni di seguito si può costituire un 'tesoretto' di anticorpi che uno si ritrova nel tempo”.

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