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Venerdì, 30 Settembre 2022
Cronaca Vaglia

Ucraina, in fuga dalla guerra ospitati da ristoratore: “Anche io ho famiglia, giusto aiutarli”

Marco Lombardi, detto 'Nappino' per il nome dei suoi ristoranti, non si è tirato indietro: “Possono stare quanto vogliono”. Vitto e alloggio gratis, in cambio danno una mano

Dopo mesi di peripezie, in fuga dalla guerra, hanno trovato pace. A pochi chilometri da Firenze, sulla via Bolognese, vicino a Pratolino. E' qui che il 76enne Marco Lombardi, conosciuto da tutti come 'Nappino', dal nome dei due ristoranti che possiede, ha deciso di accoglierli.

“Quando mi hanno spiegato la situazione, ho subito detto loro che potevano restare quanto volevano. Il minimo che potessi fare”, spiega Lombardi.

Iuliia e Nikolai, 41 e 43 anni, con i loro due figli, la 18enne Lisa e il 14enne Sebastian, da inizio luglio sono quindi sistemati nell'immobile sulla Bolognese, all'altezza di Montorsoli, dove l'uomo è titolare, oltre che del ristorante 'Le Terrazze di Nappino', anche di un albergo.

“Qui stiamo benissimo. Siamo davvero riconoscenti a Marco e alla sua generosità”, spiega la coppia, con l'aiuto dell'interprete, Liliya. Quest'ultima, assieme al compagno Gaime, li ha aiutati fin dal loro arrivo, per poi stringere una forte amicizia.

“Ora stiamo bene, ma arrivare è stato tutt'altro che semplice”, spiega la madre. La decisione di scappare è arrivata quasi subito dopo l'invasione russa del 24 febbraio scorso, nei primi giorni di marzo.

“Siamo di Rivne, nell'ovest dell'Ucraina. I missili sono arrivati anche lì. Stare in città era troppo pericoloso. Siamo andati alcuni giorni in campagna, più sicura, poi abbiamo deciso di lasciare il Paese”, prosegue la donna.

Iuliia ha lasciato un'attività di centro benessere. Nikolai invece è camionista. Era in Lituania quando è scoppiato il conflitto. “Sono residente là e quindi non obbligato al servizio militare in Ucraina - spiega -. Ho lasciato il lavoro e li ho raggiunti in auto quando erano già in Polonia”, spiega l'uomo. A Wlodawa, vicinissima al confine ucraino, dove Iuliia e i figli si erano recati ai primi di marzo, ospiti di amici.

Lì sono rimasti, tutti insieme, circa due mesi. “Era complicatissimo. Ci sono milioni di rifugiati ucraini in Polonia, trovare lavoro e una sistemazione stabile è impossibile”. Quindi la partenza in auto per l'Italia, dove avevano contatti. Brescia, Pisa e infine Firenze.

Fino al resort Demidoff di Pratolino, parte della rete di strutture di accoglienza messa in piedi dalle istituzioni. E' lì che hanno conosciuto l'interprete, Liliya. Anche lei ucraina, arrivata 17 anni fa.

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“Dopo 45 giorni ci hanno proposto un'altra sistemazione, alla foresteria Pertini di Sorgane, a Firenze”. Una struttura gestita dalla Caritas. “Lì però non volevamo stare”, spiega la coppia, lamentando di avere avuto “una stanza troppo sporca, dove non volevamo che i nostri figli restassero”. Quindi la decisione di sganciarsi dal sistema di accoglienza e cercare qualcosa in proprio.

"Siamo andati ad Ancona da amici, ma il proprietario di casa non voleva che ci fermassimo". Allora il rientro a Firenze. “Abbiamo trascorso notti in auto, non sapevamo più dove andare”.

Finché Leila e Gaime li mettono in contatto con 'Nappino', ad inizio luglio. Pensavano di restare un paio di notti. Invece sono ancora lì. In cambio di vitto e alloggio, danno una mano con pulizie e lavori di ogni genere, in casa e nel ristorante. “Nikolai è una grande muratore”, scherza Nappino. Ha già stuccato e rimbiancato gran parte della struttura.

“Sono nato subito dopo la guerra, nel '46. Mio babbo aveva fatto la guerra e io ho sempre sentito parlare di sfollati fin da ragazzino. Sono sensibile a queste situazioni. Mi sono sentito partecipe del problema di questa famiglia. Anche io ho figli e nipoti e mi è sembrato giusto aiutarli nel momento del bisogno, solo questo - spiega Nappino -. Mia moglie era d'accordo. Abbiamo già aiutato tante persone nella vita e sono orgoglioso ora di averli ospiti, sono brave persone”.

Sebastian, il più piccolo, fino a giugno ha proseguito la scuola on line. Già mastica un po' di italiano e forse a settembre si iscriverà in una scuola fiorentina. La sorella Lisa, che parla bene inglese, cerca lavoro. Ma il futuro resta molto incerto.

“Cerchiamo di viverla con il sorriso, la situazione in Ucraina però è terribile. Abbiamo amici arruolati come militari e morti. Ci dicono che lo scenario è desolante. Speriamo che finisca tutto il prima possibile, vorremmo tornare a casa ma per ora non è possibile”, sospirano Iuliia e Nikolai. Perché le armi in Ucraina, dopo oltre 5 mesi, ancora non tacciono. E per ora 'casa' è da Nappino.

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