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Martedì, 31 Gennaio 2023
Cronaca Centro Storico

La storia degli Ubriachi, antica famiglia fiorentina

Di loro rimane oggi la Cappella nel museo di Santa Maria Novella e una torre in via de' Bardi. Ecco la storia di una delle famiglie più potenti di Firenze che Dante spedisce all'Inferno

Il loro stemma era un’oca bianca su sfondo rosso, appartenevano alla fazione dei Ghibellini ed erano tra i banchieri più ricchi e potenti della città. Si chiamavano Ubriachi (oppure Obriachi), e abitavano nella zona dell’Oltrarno fiorentino, anche se il loro campo d’azione fu principalmente la Sicilia, dove riuscirono ad esercitare un vero e proprio monopolio del mercato grazie ai loro appoggi contro le dinastie Angioine: una posizione politica che giovò molto agli affari della casata, soprattutto in seguito ai Vespri Siciliani, la rivolta verificatasi a Palermo nel 1282 che portò alla cacciata degli angioini dall’isola. 

Sconosciuta è invece l’origine del curioso cognome, riconducibile alla parola latina “ebrius”, ovvero “ebbro, ubriaco, imbevuto”, forse adottato dalla casata in riferimento ad un mestiere legato al vino. Certo è che dopo la sconfitta dei ghibellini, anche gli Ubriachi lasciarono Firenze per il nord Italia, disperdendosi tra Bologna, Vicenza e Venezia. E fu proprio nella Serenissima del XIV secolo che inaugurarono la celebre Bottega degli Embriachi –così ribattezzati in dialetto veneto- fortunato e prestigioso laboratorio artigiano specializzato nella lavorazione del legno e dell’avorio. Nel museo del Louvre si conserva ancora oggi una sontuosa pala d’altare, testimonianza concreta delle loro abilità manifatturiere. 

A Firenze è rimasta la Torre degli Ubriachi, situata all’inizio di via de’ Bardi, poco distante da Ponte Vecchio ed esattamente di fronte a quella dei Mannelli. Insieme a quest’ultima e a quella dei Rossi-Cerchi, la Torre in via de’ Bardi faceva parte dell’antico sistema difensivo della città. A differenza della famiglia Mannelli però, gli Ubriachi non si opposero alla costruzione del Corridoio Vasariano, che infatti attraversa anche questo antico edificio.

All’interno del museo di Santa Maria Novella si trova poi la Cappella degli Ubriachi, antica proprietà della famiglia fiorentina alla quale si accedeva unicamente dal Chiostro Grande. Fu Baldassarre Ubriachi a finanziare l’opera, poi divenuta sede della Compagnia dei Santi Innocenti dal 1467 al 1785.

La famiglia si estinse nel 1436, ma il sommo Poeta ne ha lasciato un’indelebile traccia. Nel XVII canto dell’Inferno Virgilio invita Dante ad osservare gli usurai (vv.34-63), condannati a stare seduti sull'argine roccioso mentre una pioggia di fuoco li investe. Tutti i peccatori portano una borsa al collo con impressa l’insegna nobiliare della famiglia d’appartenenza: tra questi il poeta riconosce dapprima uno dei Ganfigliazzi, che indossa il simbolo di un leone azzurro su fondo giallo, e poi un altro con una borsa “come sangue rossa/mostrando un’oca bianca più del burro” (vv. 62-63), ovvero l’inconfondibile stemma degli Obriachi.

Secondo le cronache infatti entrambe le famiglie fiorentine, appartenute alle opposte fazioni di Guelfi e Ghibellini, erano dedite all’usura: su tutti si ricorda un certo Locco Obriachi, che attuava questa pratica nella lontana Sicilia, così come entrambe le casate accumularono un ingente patrimonio esercitando la carità pelosa nelle università italiane.   

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