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Tuffo fatale nella cascata: studente Unifi in Erasmus muore in Brasile

Il corpo di Jaime João Diamantino, 33 anni, origini angolane, recuperato dai sommozzatori. I compagni: "10 anni lontano da casa, un combattente della vita. Nato dalla parte 'sbagliata' del mondo, ha lottato per studiare e vivere dignitosamente"

Uno studente dell'Università di Firenze, facoltà di agraria, è morto lo scorso 1 marzo a San Paolo, in Brasile, annegando in una cascata. Si chiamava Diamantino Jaime João, aveva 33 anni. Origini angolane, italiano d'adozione, frequentava l'ultimo anno di master al corso di scienze forestali e si trovava in Brasile per l'Erasmus.

Secondo le prime informazioni provenienti dai media locali e poi diffuse in Italia dall'associazione degli studenti angolani a Firenze e dai compagni con cui condivideva l'impegno politico in Ateneo, Diamantino sarebbe morto annegato in una cascata di Pirassunga, nello Stato di San Paolo, la domenica pomeriggio dello scorso primo marzo.

Secondo i vigili del fuoco brasiliani, Diamantino si sarebbe recato alla cascata del Maffra, in una zona rurale fuori San Paolo, con un'amica. Testimoni avrebbero detto che lo studente sarebbe stato risucchiato dalle correnti una volta gettatosi in acqua.

Le persone che erano sul posto avrebbero anche cercato di soccorrerlo, ma invano. Il suo corpo è stato recuperato soltanto molte ore dopo dai sommozzatori dei vigili del fuoco, calatisi nella cascata.

La salma di Diamantino è stata in seguito inviata all'Istituto medico legale di Borgosesia, San Paolo, per l'autopsia. Sul caso indagano le autorità locali, anche se la dinamica del decesso pare ormai accertata.  

“Diamantino fratello, amico, compagno, il tuo studentato autogestito ti ricorderà per sempre!” hanno postato su Facebook i colleghi e gli amici con cui lo studente condivideva le battaglie politiche in Ateneo.

Quindi un lungo, commosso ricordo dell'amico affidato a un post su Fb: “Ci troviamo a scrivere queste parole con le lacrime agli occhi. Non possiamo scordare la sua prima assemblea allo studentato, quando dovette presentarsi 5 volte perché si mangiava le parole e aveva un nome strano, né scorderemo il suo animo gentile e la sua disciplina di vita, che gli aveva permesso di riuscire a laurearsi e a continuare lo studio, nonostante le difficilissime condizioni, le sfighe e le sfide”.

“Una situazione che tanti ragazzi e ragazze straniere affrontano tutti i giorni – prosegue il post -  trovando la forza di continuare a vivere nonostante le perdite e le difficoltà che avrebbero fatto a pezzi chiunque. Adesso è morto, come si muore nella vita, a caso, facendosi sentire due giorni prima e poi semplicemente lasciando il vuoto in chi l'ha conosciuto”.

E ancora: “Speriamo che nel tuo viaggio lontano dalla tua terra, ti sia sentito almeno qua con noi a casa e un po' meno solo. Vorremmo che tutti sapessero che se n'è andata una brava persona e un combattente della vita. Vorremo che fosse riconosciuto il valore di chi, schiacciato dalle proprie condizioni materiali, non si è mai chinato e non ha smesso di avanzare neanche per un secondo”.

“Erano 10 anni che non tornavi a casa, te ne eri andato convinto che un giorno saresti tornato quando avresti finito il tuo percorso, salutato da chi ti ama e continua ad aspettarti nonostante tutto. Nessuno di noi da solo può scrivere parole all'altezza della tua vita, ma sappiamo che le tue lotte non sono state vane - concludono gli studenti - . Hai dovuto combattere molte battaglie, per studiare e poter vivere dignitosamente, solo per essere nato nel lato "sbagliato" del mondo. Siamo vicini alla famiglia e alla comunità. Addio Diamantino, ci mancherai tantissimo!”

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