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Cronaca

Carceri, il garante dei detenuti in sciopero della fame: “Emergenza su disagio psichiatrico”

La denuncia di Corleone: “Ai detenuti spesso non garantite condizioni minime di dignità umana, situazione può finire fuori controllo”

I detenuti delle carceri toscane, e non solo, vivono in condizioni di estremo disagio, dovute al sovraffollamento, alla fatiscenza delle strutture, alla mancanza di attività lavorative da svolgere in carcere, a condizioni igienico sanitarie ai limiti del sostenibile.

A denunciarlo, questa mattina in conferenza stampa, è il garante dei detenuti della Toscana Franco Corleone, che spiega come nelle carceri “le condizioni minime di dignità umana spesso non sono garantite”.

Nella stessa occasione il garante annuncia uno sciopero della fame (anche se lui preferisce chiamarlo 'digiuno') per denunciare in particolare le condizioni di sofferenza in cui vivono i detenuti con problemi psichici.

“La situazione di disagio, anche psichico, nelle carceri è molto forte. La situazione è molto grave come hanno mostrato tragedie quali quella di Rebibbia (dove una detenuta ha gettato dalle scale i due figlioletti, costretti a vivere in carcere con lei, uccidendo il più piccolo di 4 mesi, ndr) dove non ci si può nascondere solo dietro al licenziamento della direttrice dell'istituto”, spiega Corleone.

“Per tre giorni sosterrò un 'digiuno': non è uno sciopero della fame, perché quest'ultimo è contro qualcuno”, prosegue il garante, annunciando l'iniziativa. “Si tratta di un’iniziativa per non nascondere la gravità della situazione. Proseguirò settimana dopo settimana, verificheremo cosa accadrà”.

Corleone chiede alla ministra della salute Grillo “la disponibilità a compiere interventi che consentano misure alternative in luoghi più adatti del carcere per le persone con disturbi psichiatrici” e di favorire le misure alternative alla detenzione, il sostegno al lavoro in carcere e alla 'rieducazione' del detenuto, sia perché lo chiede l'articolo 27 della Costituzione sia perché le statistiche dicono che formare un detenuto al lavoro aumenta la sicurezza di tutti: quando uscirà potrà più facilmente trovare impiego e sarà meno portato a delinquere di nuovo.

La fotografia della detenzione in Toscana al 30 settembre parla di 3mila432 detenuti a fronte di una capienza complessiva di 3mila146  (di cui 1.688 stranieri). Le donne detenute sono in tutto 142. Corleone sottolinea come moltissimi siano “dentro” per reati legati al piccolo spaccio di droga: ben 1.142. Sono poi quasi uno su tre i tossicodipendenti: 988 in tutto, persone che quasi mai ricevono le cure di cui avrebbero bisogno.

“Il rischio del sovraffollamento è all’orizzonte”, avverte Corleone. E ricorda alcune delle questioni aperte nella nostra regione: “L’elenco è lunghissimo, dall’acqua potabile, ma non bevibile a San Gimignano, alle questioni legate ai servizi igienici, alle cure odontoiatriche; Livorno, Porto Azzurro e Gorgona che aspettano da anni un miglioramento strutturale: a Livorno gli alloggi per la polizia penitenziaria sono chiusi da cinque anni e questo non è tollerabile”.

Corleone richiama ancora “il rilancio dei poli universitari in carcere; il tema della detenzione femminile con la possibile trasformazione del ‘Gozzini’ (il piccolo carcere accanto a Sollicciano, ndr) in casa delle donne”. Per quanto riguarda il carcere fiorentino di Sollicciano, il sovraffollamento è calato ma la presenza di detenuti resta comunque molto superiore alla capienza ufficiale: al 31 dicembre 2017 i reclusi erano 731 contro un massimo, in teoria, di 470 posti circa.

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