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Partita per l'Africa con il sogno di diventare medico: "Il futuro della sanità pubblica mi spaventa"

Specializzanda in pediatria, Eleonora spera di poter svolgere il suo lavoro in una sanità pubblica con meno problemi rispetto al momento attuale

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“Vorrei lavorare in un ospedale pubblico, ma ho paura di non poter svolgere quello che voglio fare in maniera tranquilla”. E' il timore di Eleonora Fontani, 29enne fiorentina specializzanda in pediatria. Come tanti laureandi che sognano di avere un ruolo nella sanità pubblica italiana, Eleonora si preoccupa di dover svolgere il proprio lavoro un giorno in maniera stressante, con orari massacranti e una paga non all'altezza del impegno profuso. 

E pensare che alle spalle di questo lavoro ci sono anni e anni di sacrifici, come quelli che la giovane dottoressa sta facendo nella sua nuova avventura: volare in Etiopia per aiutare i bambini in difficoltà. Dal 7 maggio infatti Eleonora si trova all’ospedale di Wolisso, a sud della capitale Addis Abeba, grazie al progetto Jpo (Junior Project Officer) di Medici con l’Africa Cuamm, che permette agli specializzandi di svolgere un’esperienza in Africa, riconosciuta nel loro percorso formativo di giovani medici. Durata lontano da casa? Almeno sei mesi. 

“Vedere gli occhi di questi bambini, pieni di riconoscenza per quello che stai facendo è un'esperienza che tutti i medici dovrebbero provare – racconta la dottoressa da Wolisso -. Ho sempre avuto questo desiderio fin da quando ho cominciato medicina. E' una realtà molto diversa da quella che siamo abituati a vivere. Nonostante ci siano delle condizioni di povertà estrema tutti sono accoglienti e soprattutto positivi. Le risorse in ospedale sono poche: i pazienti devono pagarsi quasi tutto, gli strumenti a disposizione minimi e purtroppo bisogna scegliere chi vale la pena curare e chi no".

Un'esperienza quella di Eleonora che un giorno si spera possa mettere a disposizione negli ospedali italiani. Una speranza appunto, perché la carenza di personale nella sanità pubblica è una criticità che sta emergendo sempre di più. Un problema che taglia le ali alle ambizioni di ragazzi col desiderio di mettersi al servizio delle persone, come la dottoressa fiorentina. “Penso che il problema non sia il numero chiuso di medicina. Non si risolve il problema facendo laureare meno persone, perché il bisogno c'è. Noi siamo tanti, è vero, ma il problema è che poi negli ospedali il personale assunto è poco. Questo costringe i medici che ci sono a turni massacranti e straordinari non pagati. Nei reparti che ho avuto modo di vedere in Italia, servirebbe almeno il doppio del personale di ora”. 

Pochi investimenti che poi spingono i medici a gettarsi nel privato, dove al momento esistono maggiori tutele per il lavoro. D'altronde i dottori non sono supereroi, ma lavoratori come tutti che esigono una vita normale, fatta di diritti e doveri. Condizioni che ad oggi sono un miraggio. “Non lo nego, ho paura di quello che mi aspetta se la situazione non cambia. Quando tra colleghi parliamo di questo argomento siamo tutti abbastanza demoralizzati. La speranza è che le cose possano migliorare, ma se non ci sono investimenti la vedo dura. Il mio sogno è poter riuscire a fare il mio lavoro in maniera serena, trovando l'equilibrio in cui riesco a fare sia il mio lavoro ma anche quello che mi piace nella mia vita”. 

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