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Cronaca Empoli

Effetti del 'Long Covid', i risultati del monitoraggio sui pazienti che sono stati in terapia intensiva

A Empoli un ambulatorio di 'follow up' post intensivo, in due anni valutati circa 200 pazienti: il 70% con buon recupero funzionale dopo 3 mesi dalle dimissioni

Prosegue l’attività dell’ambulatorio di monitoraggio post intensivo dedicato a pazienti ricoverati in terapia intensiva per problematiche legate al Covid-19, per una valutazione gratuita a 3, 6, 12 mesi dalle dimissioni. Sono stati valutati circa 200 pazienti che nei due anni di pandemia sono stati ricoverati in terapia intensiva del San Giuseppe di Empoli, diretta dal dottor Rosario Spina, con degenza media totale di 18 giorni ed età media di 60 anni.

Chi non ha avuto modo di recarsi in struttura è stato contattato telefonicamente ed è stata effettuata un'intervista telefonica.

L’ambulatorio di 'follow up' (monitoraggio) intensivo è attivo dal 2016 e, come spiega una nota della Asl Toscana Centro, “l’obiettivo è valutare la disabilità residua e la qualità di vita soggettivamente percepita dai pazienti che sono stati ricoverati in terapia intensiva, attraverso una valutazione clinica, la somministrazione e compilazione di questionari e tramite indagini di laboratorio o strumentali qualora necessario.  Durante il periodo pandemico è stato attivo per valutare i sintomi da 'Long Covid'”.

“La malattia da Sars-Cov2 , soprattutto nella sua forma più grave che richiede il ricovero in terapia intensiva, è una malattia sistemica, che non coinvolge solamente l’apparato respiratorio. I sintomi di lunga durata sono frequenti e caratterizzano il cosiddetto ‘Long Covid’. Mentre la gravità dei sintomi persistenti è spesso correlata alla gravità dei sintomi durante la fase acuta della malattia, i sintomi di lunga durata possono verificarsi anche dopo una malattia lieve e in tutte le età - sottolinea il dottor Spina -. La persistenza dei sintomi per mesi e la mancanza di un completo recupero psicofisico sembra indicare, in una elevata percentuale di pazienti, una sorta di resistenza dell’organismo che ritrova un equilibrio ad un livello inferiore rispetto alle precedenti condizioni di base. Dai nostri dati si evince che la malattia da coronavirus (come confermato da altri dati in letteratura ) per i pazienti ricoverati in terapia intensiva non termina con la dimissione dalla terapia intensiva stessa , ma in molti casi prosegue in una fase più o meno lunga con ripercussioni fisiche e psichiche. Dato molto importante considerando che buona parte dei pazienti dimessi sono ancora in una fascia lavorativa”

Quali sono i primi risultati?

Secondo i dati forniti dall'Azienda Usl Toscana Centro, “il 70% dei pazienti (su quelli valutati, ndr) ha dimostrato un buon recupero funzionale dopo 3 mesi, il 30% è invece risultato affetto da una disabilità moderata o grave. A distanza di 1 anno dalla dimissione dalla terapia intensiva  il 75%  riferisce ancora disturbi. Solo una piccola percentuale di pazienti si è manifestata completamente asintomatica ai controlli”.

E ancora, “il 93.6% dei pazienti ha riferito disturbi neurologici di varia natura, isolati o più frequentemente combinati tra loro, come astenia, dolori muscolari, deficit di memoria a breve termine, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, sensazione di testa confusa, riduzione della vista, alterazioni del gusto e dell’olfatto, alterazioni della sensibilità cutanea, vertigini, disturbi dell’equilibrio, disturbi dell’udito.  Per i pazienti con disturbi respiratori e psicologici persistenti c’è stata una elevata richiesta di valutazione e supporto in ambito specialistico rispetto ai pazienti con disturbi neurologici”.

“Il 78.7% - riferisce sempre la Asl Toscana Centro, in merito al campione di pazienti esaminato -, ha riferito la persistenza di difficoltà respiratoria a riposo o sotto sforzo e/o tosse, mentre il 38.3% ha manifestato disturbi di natura psicologica come irritabilità, depressione, ansia fino al disturbo da stress post-traumatico. E’ stata inoltre  rilevata una incidenza non trascurabile di disturbi addominali (perdita di appetito, diarrea persistente, dolori addominali) e di altri come i disturbi sessuali (18.9%, prevalenti nel sesso maschile e persistenti fino a 6 mesi), la perdita dei capelli (36.5%, prevalente nel sesso femminile, con picco di incidenza dopo 3 mesi e tendenza alla risoluzione nei 3 mesi successivi), alterazioni del controllo della pressione arteriosa e della glicemia”.

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