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Sabato, 15 Giugno 2024
Cronaca

Ecomafia 2014, Toscana ad alto rischio, è oramai tra i primi posti

Cambia la geografia degli ecocrimini, sempre più insofferente ai confini territoriali e amministrativi

I reati ambientali ci sono anche in Toscana. I reati accertati nel 2013 vedono la regione del centro Italia al sesto posto subito dopo Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e Lazio.
 Quasi 2000 i reati accertati. Toscana ai primi posti per reati legati ai rifiuti, al cemento, alla contraffazione agroalimentare, ma ci sono anche tombaroli, che vanno alla radice, e furti di opere d'arte, per chi la valutazione la lascia fare ad altri.

Ecomafia 2014 è il dossier di Legambiente che monitora e denuncia puntualmente la situazione della criminalità ambientale. Il rapporto è dedicato alla memoria di Ilaria Alpi e Milan Hovratin e del sostituto commissario di polizia Roberto Mancini, recentemente scomparso per la malattia contratta a causa delle indagini sui traffici dei rifiuti condotte tra Campania e Lazio. Dal gennaio del 2013 ad aprile di quest'anno sono 21 le Amministrazioni sciolte per condizionamento mafioso.
"La corruzione, la complicità di quella che abbiamo chiamato 'area grigia' dei funzionari pubblici consenzienti, amplifica il fenomeno che riguarda tutta l'Italia e si allarga all'Europa, danneggiando pesantemente l'economia legale, consumandone spazi e risorse e condizionando profondamente alcuni
settori strategici, come quello delle rinnovabili ad esempio, dove le organizzazioni criminali investono sempre di più approfittando dei prestiti e degli aiuti europei che gli permettono di ripulire i profitti illeciti attraverso attività economiche legali".

"Numerosi clan per i loro traffici hanno potuto contare spesso sull'aiuto di funzionari e dipendenti pubblici consenzienti o decisamente disonesti che hanno semplificato iter e processi autorizzativi in cambio di sostanziose mazzette. E se l'aggressione ai beni comuni continua senza sosta e senza troppi scossoni, cambia la geografia degli ecocrimini, sempre più insofferente ai confini territoriali e amministrativi (sia regionali che nazionali o internazionali), così come mutano le strategie criminali e i modus operandi. I rifiuti, ad esempio, non finiscono solo sotto terra, ma anche nei circuiti del riciclo in nero o del finto riciclo, i soldi incanalati nei circuiti finanziari internazionali"

La regione del centro Italia con più ecocrimini è il LAZIO con 2.084 reati, 1.828 denunce, 507 sequestri e 6 arresti, mentre la prima regione del Nord è la LIGURIA con 1.431 reati. A livello provinciale la classifica vede in testa Napoli, seguita da Roma, Salerno, Reggio Calabria e Bari.

29.274 infrazioni accertate nel 2013, più di 80 al giorno, più di 3 l’ora. In massima parte hanno riguardato il settore agroalimentare: ben il 25% del totale, con 9.540 reati, più del doppio del 2012 quando erano 4.173. Il 22% delle infrazioni ha interessato invece la fauna, il 15% i rifiuti e il 14% il ciclo del cemento. Il fatturato della criminalità ambientale, sempre altissimo nonostante la crisi, ha sfiorato i 15 miliardi.

Numerose truffe nella GREEN ECONOMY ed energie rinnovabili: un settore strategico per affrancare il paese dalle fonti fossili e per fronteggiare la crisi investendo su innovazione e tecnologie pulite che però ha subìto gli effetti della deregulation che domina il settore, permettendo a cosche e comitati d'affari spesso in joint-venture di mettere a segno colpi importanti a scapito delle imprese oneste.

Diminuiscono gli incendi: dagli 8.304 del 2012 ai 3.042 del 2013 (- 63%), dimezzate le persone denunciate (da 742 a 375) con calo degli arresti (da 21 a 7) e dei sequestri: da 154 a 88.  Nonostante ciò, rimane alto il numero di ettari di superficie boscata percorsi dal fuoco: 1.304. La creazione del catasto delle aree bruciate e il monitoraggio messo in campo da un numero crescente di amministrazioni ha funzionato da deterrente. Il fenomeno degli incendi boschivi vede la Puglia in cima alla classifica delle regioni più colpite.

 TERRA DEI FUOCHI. "La sospensione dei campionamenti sui suoli a rischio e il mancato rispetto delle scadenze previste dalla legge sembrano l'ulteriore prova di scarsa pianificazione e coordinamento delle
istituzioni. Sono tante, troppe le domande senza una risposta, a partire dal fatto che dopo vent'anni di immobilismo ora scatta l'emergenza rifiuti radioattivi. Occorre procedere in maniera spedita: rafforzando l'attività di repressione dei fenomeni di smaltimento illegale, dando piena attuazione ai programmi di prevenzione sanitaria e di analisi epidemiologica (buona parte dei comuni interessati sono ancora senza Osservatorio sui tumori), procedendo alla delimitazione e alla successiva bonifica delle aree contaminate" denuncia Legambiente.

"Intanto l’Italia attende ancora l’inserimento dei crimini contro l’ambiente nel Codice Penale. Il Ddl già approvato alla Camera, infatti,  giace in standby al Senato, ritardando ancora quella riforma di civiltà che il Paese attende da oltre 20 anni" conclude il Dossier.

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