Morte di Duccio Dini: in aula i sette rom imputati

La onlus Amici di Duccio rischia l'esclusione dal processo

E' iniziato stamani nell'aula bunker di via Paolieri a Firenze il processo per la morte di Duccio Dini, il giovane travolto e ucciso a 29 anni, il 10 giugno 2018 in via Canova all'Isolotto, da un'auto coinvolta in un inseguimento.
Sette gli imputati, cittadini macedoni di etnia rom, arrestati nel corso delle indagini condotte dai carabinieri coordinati dal pm Tommaso Coletta: devono rispondere di omicidio volontario con dolo eventuale davanti alla corte d'assise presieduta dal giudice Raffaele D'Isa. Al momento un rom si trova in carcere, sei ai domiciliari senza possibilità di avere contatti con l'esterno.

Stamani gli imputati, difesi dagli avvocati Giovanni Conticelli, Luca Muncibi', Elisabetta Alì, Marco Fabiani, Luca Cianferoni e Marianna Greco, erano tutti presenti in aula. Due di loro hanno fatto richiesta di poter lasciare temporaneamente gli arresti per svolgere visite mediche, un terzo ha chiesto un permesso per andare a lavorare, senza scorta, in una pelletteria. Accusa e parti civili si sono opposte. La corte ha accolto le richieste per le visite mediche ("con la  scorta e ogni opportuna cautela") e ha rigettato quella per il permesso di lavoro.

Presenti in aula anche tanti amici di Duccio e alcuni familiari degli imputati. Vietate foto e riprese video. Tra le parti civili che si sono costituite al processo, l'associazione Amici di Duccio Dini Onlus, il Comune di Firenze e i familiari del 29enne, oltre ad altre persone coinvolte nell'inseguimento e nell'incidente del 10 giugno 2018. L'associazione Amici di Duccio potrebbe però uscire dal processo ancora prima che inizi il dibattimento: la presenza è in forse perché è stata sollevata un'eccezione nei suoi confronti, su cui la corte deciderà nella prossima udienza.

"Siamo decisi ad andare fino in fondo, ad affrontare questo lungo processo - ha detto l'avvocato Marco Ungar per l'associazione Amici di Duccio Onlus - la giustizia deve fare il suo corso, ci auguriamo giunga alle giuste conclusioni". Poi, alla domanda se gli imputati avessero provato ad avvicinare familiari o amici della vittima, ha risposto: "no, non c'è stato nessun cenno di scuse da parte di nessuno".

Prossima udienza il 12 settembre: il processo entrerà nel vivo con l'apertura del dibattimento. Verranno sentiti i primi due teste. In tutto, saranno almeno una quarantina i testimoni che saranno ascoltati dalle parti.

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