Cronaca

Impruneta: la cooperativa 'sotto sfratto' che aiuta i disabili rifiuta tutte le proposte della Asl e non riconsegna le chiavi

La 'Casa delle Rose': "Minacciano di sospendere il servizio". La replica del direttore Asl Morello: “Accuse ingenerose”

"Giù le mani dalla Cooperativa Le Rose". È l'appello social lanciato su FB dagli operatori e dei dieci disabili ospiti della cooperativa sociale di Impruneta (FI), messa 'sotto sfratto' dalla Asl, proprietaria dell'immobile dove la struttura esiste da circa trent'anni.

Il motivo dello sfratto, scrive il Corriere Fiorentino, sarebbe più che motivato, dicono dalla Asl: la struttura è pericolante e per i disabili è pericoloso vivere lì. Ecco perché la Asl, dopo aver certificato la pericolosità dell'immobile, ha cercato di proporre una serie di alternative, che però sono state rifiutate: la trattativa per trovare una soluzione è andata avanti per giorni, ma alla fine si è conclusa con un niente di fatto. La cooperativa infatti non restituisce le chiavi dell'immobile.

"Siamo amareggiati da questo atteggiamento e dalle accuse ingenerose di queste settimane. Da parte dell'Azienda sanitaria non c'è alcuna volontà di sfrattare nessuno", ha dichiarato Paolo Morello Marchese, direttore generale della Asl Toscana centro.

La 'trattativa'

Le proposte di soluzione sono state messe per iscritto in una bozza di protocollo tra la Asl e le altre istituzioni del territorio, le Società della Salute di Firenze, fiorentina nord ovest e fiorentina sud est e i Comuni interessati (Firenze, Impruneta, San Casciano e Fiesole) e consegnata nelle scorse settimane alla Cooperativa Le Rose. Nella bozza si prevedevano innanzitutto soluzioni immediate dal punto di vista della sicurezza, dal momento che nel verbale di sopralluogo della Asl del 7 aprile scorso, si parla di “condizioni di carente sicurezza impiantistica e strutturale in cui versa il fabbricato”.

Nella bozza di protocollo era indicata la possibilità per la Cooperativa di rimanere nella struttura ma in sicurezza e cioè utilizzando lo spazio chiuso della tinaia, l’unico agibile, oltre a un ampio spazio all’esterno. In più da parte della Asl era stata prospettata la possibilità per le persone di utilizzare gli spazi mensa e un’ampia parte dell’immobile dell’Associazione Pax Christi che si trova a pochi minuti di distanza da via Quintole, sulla stessa strada. La Asl avrebbe messo a disposizione anche un servizio di trasporto dei ragazzi da una sede all’altra a sue spese oltre a un eventuale rimborso per l’utilizzo dei locali dell’Associazione.

Soprattutto in una prospettiva di lunga durata e di solida continuità del percorso socio educativo, nella bozza di protocollo si parlava di dar luogo a un tavolo di progettazione comune sulla struttura, per verificare insieme le opere per renderla agibile con l’impegno da parte di tutti i sottoscrittori, di restituire l’immobile, una volta ristrutturato, nella disponibilità della Cooperativa Le Rose. Rispetto al contratto, inoltre, si proponeva alla Cooperativa di uscire dall’affitto in cambio di un comodato d’uso gratuito, accollandosi la Asl i costi delle utenze.

“Abbiamo fatto trattative molto lunghe – spiega Simone Naldoni, direttore di zona e della Società della Salute sud est, impegnato nelle settimane scorse a trovare una soluzione per dare continuità a un servizio ritenuto di altissima qualità, anche attraverso l’utilizzo dell’istituto della coprogettazione – Con sorpresa ci siamo visti rifiutare ogni proposta. Le persone sarebbero potute rimanere in locali agibili della struttura, in più c’era la possibilità di una soluzione aggiuntiva e non sostitutiva e la proposta di un contratto efficace. Ma non volendo restituire le chiavi dei locali, di fatto la Cooperativa dimostra di non voler aderire alla trattativa”.

Il post FB del 24 aprile pubblicato su FB dalla cooperativa

Chiudiamo ma Siamo Aperti

"A fronte delle continue e incessanti minacce di sospendere il servizio ai nostri ragazzi, impedendo loro di venire a Le Rose - con una perizia di parte della ASL, che è proprietaria della struttura - abbiamo deciso, assieme ai familiari dei ragazzi, che saremo noi a chiudere la casa. Da lunedì la nostra bella casa sarà negata ai suoi ragazzi e ai suoi operatori. Da lunedì la cucina, i laboratori di ceramica e di falegnameria, la stanza di incontro e tutti gli angoli segreti dei ragazzi saranno loro negati. Da lunedì, in attesa di una celere, speriamo, perizia super partes che contesti la sua inagibilità e che stabilisca gli interventi necessari e la tempistica per effettuarli, la vita della Cooperativa cambierà. Ma non cambierà il nostro modo di lavorare perché sappiamo, più di tutti, cosa potrebbe accadere ai nostri ragazzi se venisse negato loro un percorso più che ventennale. Perché temiamo, e lo facciamo da mesi con angoscia e dolore, i danni fisici e psichici incalcolabili a cui andranno incontro, loro e i loro familiari. Noi lavoriamo e lottiamo per tutelare un progetto educativo che ha portato e porta benefici a soggetti fragili, un servizio di qualità, fatto di professionalità, amore e passione. Questo passo lo compiamo per poter dare ai nostri ragazzi la possibilità di continuare a venire in cooperativa senza interruzione dei servizi, per tutelare la serenità loro e delle loro famiglie e come segnale di collaborazione con le amministrazioni che in questo momento si trovano “costrette per motivi di sicurezza" dichiarati solo dalla perizia della ASL, ad interrompere tale servizio. Sarà per noi molto faticoso e non semplice ridimensionare il nostro lavoro, aiutare i ragazzi ad accettare questa novità, convincerci che la nostra decisione è, al momento, la sola e possibile reazione ad una ingiustizia perpetrata nei confronti di una comunità che ha realizzato un nuovo modello di incontro tra disabilità e il mondo circostante. Chi è stato a Le Rose, chi ci ha conosciuti, sa che ciò è possibile".

Perché la cooperativa non vuole lasciare l'immobile

"Un anno fa la proprietà dell’immobile (di cui paghiamo regolare affitto e il cui contratto terminerà nel 2027)  ci ha chiesto di verificare lo stato della Casa, perché intenzionata a portare a termine le ristrutturazioni che in passato anche noi avevamo più volte richiesto. Ci è sembrata un’occasione perché la Cooperativa potesse diventare ancora più bella e accogliente per i  nostri ospiti. Mai avremmo pensato che dopo dieci mesi la proprietà dell’immobile ci avrebbe intimato di  “sgomberare cose e persone” entro 30 giorni dalla ricezione dell’avviso. (...) Noi, che da trent’anni conosciamo e lavoriamo con gli ospiti della cooperativa e con le loro famiglie, siamo consapevoli del rischio che l’interruzione dei servizi offerti dalla cooperativa comporterebbe sulla  tenuta dell’equilibrio socio-psicologico e sull’andamento terapeutico degli ospiti e dei loro familiari. Senza contare che il territorio verrebbe privato di un servizio che molto avrebbe ancora da offrire anche nei prossimi anni. (...) Per scongiurare la chiusura, dopo Natale ci sono stati proposti verbalmente dall’ Asl alcuni interventi e  miglioramenti da apportare alla struttura che la Cooperativa ha provveduto a sostenere a sue spese. Ma anche questo non è bastato a evitare che la Asl ci inviasse un ulteriore ultimatum per il 7 Aprile, giorno  in cui i suoi rappresentanti si sono recati in Cooperativa per chiedere la riconsegna delle chiavi. Di fronte al  nostro diniego la loro risposta è stata quella di sospendere le rette e il trasporto di una delle nostre ospiti, che da un giorno all’altro si è trovata impossibilitata a recarsi in Cooperativa. La comunicazione è arrivata alla famiglia dell'ospite la mattina stessa dell’inizio della sospensione, proprio mentre lei aspettava con  fiducia la macchina che da più di venti anni la accompagna in Cooperativa e che non sarebbe mai arrivata. La minaccia che stiamo subendo è quella che vengano sospese tutte le rette e i trasporti dei nostri ospiti se  non lasceremo la struttura. Noi siamo più che disponibili a trovare una soluzione a questa impasse e a lasciare l’immobile  temporaneamente, anche riducendo - pur non senza difficoltà - le nostre attività, ma solo quando verranno definiti in maniera chiara costi, tempi e destinazione d’uso futuro della struttura. Questi punti però ad oggi non sono mai stati discussi e valutati, e noi sentiamo la responsabilità di dare voce agli ospiti  delle Rose per difendere e garantire anche in futuro la loro presenza in Cooperativa".

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