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"E' seduto sulla panchina": contro il disabile chiamano le forze dell'ordine

La storia di Raffaello, criminalizzato per una passeggiata: "E' stato umiliante. Noi, abbandonati anche nell'emergenza"

Per chi ha problemi motori una semplice passeggiata è vita. Eppure c'è qualcuno che, sentendosi al tempo stesso vittima di un sopruso e tutore della legalità, pensa bene di chiamare le forze dell'ordine per far allontanare quell'uomo che aveva usato una panchina come punto sosta per il riposo.

E' una storia triste che racconta in tutta la sua crudezza una delle dinamiche scatenate dalla situazione che tutti stiamo vivendo con difficoltà. Ma, evidentemente, qualcuno un po' di più. 

Dopo un mese e mezzo di "reclusione forzata" le restrizioni iniziano a pesare, ma restare a casa è ancora importante e necessario, per il momento l'unico modo per combattere il coronavirus. Si è discusso molto delle categorie alle quali concedere un'eccezione, dai proprietari di cani ai bambini, passando per i runner. Un po' meno si è parlato dei disabili: migliaia di persone per le quali le cose si sono complicate non poco con l'emergenza.

Raffaello ha 65 anni e vive nei pressi del centro commerciale di Ponte a Greve. Il giorno di Pasqua, da solo con il suo deambulatore, è uscito per una passeggiata vicino casa. Pratica consentita per tutti, figuriamoci per un disabile: "Sono spastico e di conseguenza ho un invecchiamento precoce: se non mi muovo peggioro terribilmente e non si recupera. Cerco di farlo a casa ma non è la stessa cosa, prima che chiudessero andavo anche in piscina". 

E racconta l'accaduto: "Ero solo, è morta mia madre da un mese, per non stare tutto il giorno in casa sono andato a fare due passi. Un pochino camminavo, un pochino mi fermavo su una panchina: non ce la faccio a percorrere tragitti lunghi".

Qualcuno lo ha visto seduto, forse da una finestra, e ha pensato bene di chiamare i carabinieri. "E' stato umiliante vedere arrivare un'auto a tutta velocità. Per fortuna che io so far valere i miei diritti, ma se ci fosse stato qualcun altro?".

Sono tanti i disabili con problemi molto gravi, che hanno bisogno di aiuto, terapie, sostegno. E l'Associazione vita indipendente, di cui Raffaello Belli è presidente toscano, spiega bene in un documento tutti i problemi e le contraddizioni per i disabili nell'emergenza coronavirus.

In queste settimane l'imperativo è mantenere le distanze, certo. Ma come fa un disabile cha ha bisogno di essere assistito da una persona a rispettare questa regola? "Impossibile, io la mattina resto a letto se la persona che mi aiuta non viene ad alzarmi", spiega Raffaello.

E se qualcuno resta senza aiuto in questo momento? Un bel problema. Anche perché, paradosso nel paradosso, c'è il problema della formula di lavoro: "L'unico contratto per chi ci aiuta è quello della colf e prevede anche l'assistenza disabili. L'alternativa è quello da badante. Ma io non sono né un materasso da sbattere né una bestia da badare", sottolinea ancora Raffaello. 

Nei decreti per l'emergenza, come fanno notare le associazioni, c'è poco o nulla per i disabili. Scarsamente esaustive anche le "Faq" predisposte dal governo per aiutare a capire cosa si può fare e cosa no. Non solo sul cosiddetto distanziamento sociale ma anche su una serie di cose che, dal tempo concesso per una passeggiata alla spesa a domicilio, possono sembrare banali. Ma che nella pratica, messe tutte insieme, rappresentano invece una vera montagna da scalare per chi ha dei problemi del genere.

"Questa non deve essere un'occasione per metterci ancora più da parte - ribadisce Raffaello - l'emergenza dimostra che i tagli alla sanità e al sociale sono controproducenti. Noi disabili sentiamo per primi le derive degli attacchi allo stato sociale".

Prendere appunti e ricordarsene, per rendersi conto della realtà che ci circonda. Capire chi abbiamo di fronte e tendere una mano vale molto di più che improvvisarsi guardoni gendarmi.

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