Uffizi: la Germania 'apre' alla restituzione del dipinto rubato dai nazisti

Si tratta di un capolavoro di Jan van Huysum

Il direttore degli Uffizi Eike Schmidt con una copia del quadro rubato

La notizia tanto attesa è arrivata: il Bundesrat, la Camera delle autonomie tedesca, apre alla restituzione agli Uffizi del 'Vaso di fiori' il dipinto trafugato alla fine della Seconda guerra mondiale e per il quale il direttore del museo Eike Schmidt aveva reclamato il ritorno a Firenze. Questo dopo che il Consiglio regionale toscano si era rivolto nelle settimane scorse alla Camera alta di Berlino su suggerimento del direttore degli Uffizi. 

"Il presidente ufficializza la posizione dei Land. Si impegna affinchè la Germania sia collaborativa e disponibile nel riprendere il discorso delle opere d'arte che non sono state mai recuperate - ha spiegato il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani - È il segnale e la dimostrazione di una grande collaborazione da parte dell'organismo preposto, perche' i Land essendo la Germania una repubblica federale hanno il potere di intervenire anche in materia di ordine pubblico". 

Il dipinto in questione è un capolavoro di Jan van Huysum (Amsterdam 1682-1749), pittore di nature morte di grandissima fama: si tratta di un olio su tela, cm 47 x 35, appartenente alle collezioni di Palazzo Pitti fin dal 1824, quando fu acquistato dal granduca lorenese Leopoldo II per la Galleria Palatina appena fondata. Per oltre un secolo restò esposto nella sala dei Putti, insieme ad altre nature morte olandesi realizzate dai massimi artisti del ‘600 e ‘700, tra i quali Rachel Ruysch e Willem van Aelst; nel 1940, quando all’inizio della guerra la reggia fu evacuata, il quadro venne portato nella villa medicea di Poggio a Caiano. Nel 1943 fu spostato nella villa Bossi Pucci, sempre a Firenze, fino a quando militi dell’esercito tedesco in ritirata nel 1944 lo prelevarono insieme ad altre opere per trasferirlo a Castel Giovio, in provincia di Bolzano. La cassa in cui si trovava il Vaso di Fiori di Palazzo Pitti venne aperta: l’opera trafugata finì in Germania, dove se ne persero le tracce.“

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